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13 Giugno 2026
13 Giugno 2026
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Maxi-processo sull’Asp di Reggio Calabria: esclusa l’infiltrazione della ‘ndrangheta

L’inchiesta riguardava presunte pressioni negli appalti dell’Asp. Dodici condannane, otto assoluzioni. Esclusa l’aggravante mafiosa per tutti gli imputati. L'ex consigliere regionale Paris prosciolto "per non aver commesso il fatto"

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Nessun ruolo della criminalità organizzata nelle dinamiche interne dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria: è questa la conclusione a cui è giunto il Tribunale di Reggio Calabria nel processo “Inter Nos”, che ha visto coinvolti imprenditori, dirigenti e funzionari pubblici. La sentenza emessa ha portato a dodici condanne, tutte senza l’aggravante mafiosa, e otto assoluzioni.

Tra gli assolti figura Nicola Paris, ex consigliere regionale calabrese, eletto con l’Udc e poi confluito nel Gruppo Misto. Paris è stato assolto con formula piena: “per non aver commesso il fatto”. Era accusato di corruzione, in particolare per presunti tentativi di condizionamento nei confronti dell’ex presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, allo scopo di favorire il rinnovo contrattuale di un dirigente Asp. I suoi legali, gli avvocati Francesco Calabrese e Attilio Parrelli, hanno sostenuto l’infondatezza delle accuse sin dall’inizio del procedimento.

Il verdetto: pene ridotte e niente mafia

La sentenza, pronunciata dalla presidente del collegio Greta Iori, ha escluso per tutti gli imputati l’aggravante relativa all’associazione mafiosa. Una decisione che segna un passaggio cruciale nella ricostruzione giudiziaria dei presunti intrecci tra sanità pubblica e criminalità organizzata.

Sono stati condannati dodici imputati. Tra gli imprenditori coinvolti, Antonino Chilà ha ricevuto la pena più alta con 6 anni e 6 mesi di reclusione, seguito da Domenico Chilà con 5 anni e 6 mesi. A 5 anni sono stati condannati Giovanni Lauro, Angelo Zaccuri, Bruno Martorano e Antonio Costantino, mentre Lorenzo Delfino, Sergio Piccolo e Gianluca Valente hanno avuto pene pari a 4 anni e 6 mesi.

Anche alcuni funzionari e dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale sono stati riconosciuti colpevoli. Nicola Calabrò, direttore dell’ufficio Acquisizione beni e servizi, e Francesco Macheda, collaboratore amministrativo esperto, sono stati entrambi condannati a 5 anni di carcere. La funzionaria Filomena Ambrogio, infine, ha ricevuto una condanna a 3 anni e 6 mesi.

Otto assoluzioni, tra cui dirigenti e medici

Otto imputati sono stati invece assolti, tra cui figure apicali della struttura sanitaria. Il Tribunale ha assolto l’ex direttore generale dell’Asp Rosanna Squillacioti, l’ex commissario Francesco Sarica e la dirigente dell’ufficio Programmazione e Bilancio Angela Minniti. È stato prosciolto anche Giuseppe Giovanni Galletta, responsabile dell’esecuzione delle gare d’appalto.

Nessuna responsabilità penale è stata riconosciuta nemmeno per Domenico Salvatore Forte, primario del pronto soccorso dell’ospedale di Locri, per Salvatore Idà, impiegato dell’ospedale di Melito Porto Salvo, e per Domenico Custoza, dipendente del Settore Farmacie Convenzionate dell’Asp di Reggio Calabria. Tra gli assolti anche l’ex consigliere regionale Nicola Paris, al centro del procedimento.

Il verdetto arriva al termine di un processo lungo e complesso, nato da un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che puntava a dimostrare l’esistenza di una rete di infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti pubblici legati alla sanità reggina.

La sentenza, destinata a far discutere, ha di fatto ridimensionato l’impianto accusatorio iniziale, sganciando l’intera vicenda dalla matrice mafiosa e ponendo – almeno in primo grado – un punto fermo su una delle inchieste più delicate degli ultimi anni nel settore sanitario calabrese.

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