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19 Maggio 2026
19 Maggio 2026
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Maxi sequestro da 6 milioni di euro al Gruppo Perri di Lamezia annullato dal Tribunale del Riesame di Catanzaro

La Procura ipotizzava un sistema di fatture per oltre 110 milioni tra le società del Gruppo Perri, ma i legali hanno contestato l’impianto accusatorio: "Operazioni reali e premi commerciali leciti"

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Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato il decreto di sequestro preventivo, pari a quasi 6 milioni di euro, emesso dal gip di Lamezia Terme nei confronti dell’imprenditore lametino Francesco Perri, disponendo la restituzione dei beni sottoposti a vincolo. La decisione è contenuta nel dispositivo pubblicato dalla seconda sezione penale del Tribunale catanzarese, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla difesa. Francesco Perri è assistito dagli avvocati Salvatore Staiano e Aldo Ferraro. Nell’inchiesta compare anche la posizione di Pasqualino Perri, difeso dall’avvocato Michele Cerminara.

L’accusa: fatture per oltre 110 milioni tra società del gruppo

Secondo l’impostazione della Procura, tra il 2010 e il 2020 alcune società riconducibili al Gruppo Perri avrebbero emesso tra loro fatture per operazioni ritenute inesistenti per un valore superiore a 110 milioni di euro. L’ipotesi investigativa era che attraverso questo meccanismo fosse stato ottenuto un illecito vantaggio fiscale, pari alle imposte Iva e Ires che, secondo l’accusa, non sarebbero state versate.

Al centro della ricostruzione c’è la società La Nuova Nave Srl, dichiarata fallita nel 2021. Per la Procura, la società sarebbe stata progressivamente svuotata attraverso il pagamento di fatture emesse da altre società del gruppo e giustificate come “premi”, “contributi promozionali” o accordi commerciali. In questa prospettiva, le somme pagate da Nuova Nave sarebbero state trasferite verso altre società, considerate dall’accusa più solide, contribuendo al dissesto della società poi fallita.

Il sequestro e l’ipotesi della “super società di fatto”

Il decreto di sequestro preventivo d’urgenza era stato emesso dal pubblico ministero l’11 aprile 2026 e successivamente convalidato dal gip di Lamezia Terme. L’importo indicato nel provvedimento era pari a 5.931.426,74 euro, considerato dall’accusa come profitto dei reati contestati. In caso di incapienza, era previsto il sequestro per equivalente nei confronti di Francesco e Pasqualino Perri, entro il limite del 50% ciascuno, pari a 2.965.713,37 euro.

La Procura aveva inoltre ipotizzato l’esistenza di una “super società di fatto” tra le società del gruppo, sostenendo che i rapporti economici e contabili non fossero autonomi ma inseriti in un unico disegno gestionale. Su questa base, secondo la nota difensiva, era stata avanzata anche la richiesta di fallimento delle società del gruppo. A Francesco e Pasqualino Perri venivano contestati, a vario titolo, i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e di autoriciclaggio, quest’ultimo legato all’ipotesi che i proventi derivanti dalle fatture fossero stati reimpiegati nelle società considerate sane.

La linea della difesa: “Contratti reali e prassi ordinaria nella grande distribuzione”

Gli avvocati dei Perri hanno impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame, contestando i presupposti dell’accusa e producendo documentazione a sostegno della reale esistenza delle operazioni commerciali.

Secondo la difesa, le fatture contestate non sarebbero state fittizie, ma deriverebbero da contratti effettivi tra le società del gruppo e La Nuova Nave Srl. I legali hanno sostenuto che il riconoscimento di premi commerciali, contributi promozionali e sconti legati ai rapporti tra fornitori e distributori costituisce una prassi ordinaria nel settore della grande distribuzione alimentare. La difesa ha inoltre evidenziato che la stessa Nuova Nave avrebbe emesso fatture analoghe nei confronti di propri fornitori nazionali e internazionali, elemento ritenuto utile a dimostrare la normalità commerciale del meccanismo contestato.

La decisione del Riesame

Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di Francesco Perri, annullando il decreto impugnato e disponendo la restituzione dei beni. Il dispositivo non contiene ancora le motivazioni, che saranno depositate nei termini di legge, ma l’effetto immediato è la caducazione del vincolo patrimoniale disposto nei suoi confronti.

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