8 Ottobre 2026
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Migranti, la Corte d’Appello di Catanzaro demolisce il fermo della nave Humanity 1: “Illegittimo riportare i naufraghi in Libia”

I giudici calabresi ribaltano il provvedimento emesso nel 2023 ai sensi della legge Piantedosi. Riconosciuta la legittimità dei soccorsi e ribadito il principio del "porto sicuro"

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Si chiude una battaglia legale durata tre anni con una pronuncia destinata a fare giurisprudenza. La Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato formalmente illegittima la detenzione amministrativa imposta nel dicembre del 2023 alla nave umanitaria Humanity 1, azzerando di fatto la sanzione inflitta all’epoca dal governo italiano in base alle disposizioni del decreto sicurezza.
I giudici di secondo grado hanno respingere in toto la linea dell’esecutivo, secondo cui il comandante dell’imbarcazione avrebbe disubbidito alle indicazioni impartite dalla Guardia Costiera libica. La Corte ha stabilito che qualsiasi ordine finalizzato al respingimento dei migranti verso le coste libiche è da considerarsi illegittimo e privo di carattere vincolante, sancendo che un equipaggio che si rifiuti di ottemperare a simili disposizioni non può in alcun modo essere sanzionato. Nel dispositivo viene inoltre riconosciuto che il salvataggio dei 46 naufraghi in pericolo di annegamento è avvenuto nel pieno rispetto delle convenzioni marittime internazionali e delle normative comunitarie.

Il nodo dei luoghi sicuri e il richiamo alla Consulta

Il collegio giudicante ha fondato la propria decisione richiamando i principi espressi in materia di soccorso in mare, sottolineando che un’operazione di salvataggio non può considerarsi formalmente conclusa fino a quando i superstiti non vengono fatti sbarcare in un luogo sicuro (place of safety), dove risultino pienamente tutelati la loro incolumità fisica e i diritti fondamentali della persona.
Un impianto argomentativo che, come evidenziato dal collegio difensivo composto dalle avvocate Cristina Cecchini e Giulia Crescini per conto dell’organizzazione non governativa, si inserisce nel solco tracciato dai pronunciamenti costituzionali relativi alle sanzioni contro le attività di ricerca e soccorso in mare. “Questa importante sentenza ribadisce chiaramente che la Libia non è un luogo sicuro, quando invece un’operazione di soccorso può concludersi solo in un tale luogo sicuro”, spiegano le legali, evidenziando come la pronuncia costituisca un precedente rilevante per analoghi procedimenti pendenti nei tribunali italiani.

Il blocco del 2023 e la reazione della Ong

La vicenda giudiziaria traeva origine dai fatti del 30 novembre 2023, quando l’equipaggio della nave aveva recuperato 46 persone alla deriva nel Mediterraneo centrale. Subito dopo l’approdo, l’imbarcazione era stata sottoposta a fermo amministrativo in applicazione del cosiddetto decreto Piantedosi, con l’accusa mossa al comandante di aver violato le consegne delle autorità nordafricane e aggravato le criticità operative nell’area.
Nonostante un primo rigetto del ricorso da parte del Tribunale amministrativo di Crotone — che in precedenza aveva avallato la legittimità dell’intervento della Guardia Costiera di Tripoli —, la giustizia ordinaria ha ora ribaltato l’orientamento. “Si tratta di un’altra sentenza che conferma il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”, commenta Janna Sauerteig, responsabile dell’Advocacy di SOS Humanity, definendo il provvedimento giudiziario come la conferma del carattere punitivo dei blocchi amministrativi contestati alle navi umanitarie.

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