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3 Aprile 2026
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Mille euro per falsi matrimoni e assunzioni con la complicità del Caf, dipendenti del Comune e imprenditori di Lamezia

Nelle carte dell'inchiesta 800 euro per contratti di locazioni falsi, finti disoccupati percettori del reddito di cittadinanza e c'era anche chi percepiva la pensione dello pseudo marito morto

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Un testimone, l’intermediario supporter per le pratiche del falso matrimonio, il pagamento di mille euro in cambio della residenza e del rilascio del documento di identità, attraverso la collaborazione di un ispettore della Polizia locale di Lamezia Terme e il gioco è fatto: le straniere hanno in mano il documento attestante la permanenza legale nello stato italiano, ma dietro a questo sistema si nascondeva il favoreggiamento all’immigrazione clandestina. E ancora false assunzioni con la complicità di imprenditori, finti disoccupati percettori del reddito di cittadinanza, falsi contratti di locazione dietro l’esborso di 700, 800 euro e corresponsione di pensione di reversibilità non dovuta.

Mille euro per un matrimonio fantasma

Un piano criminale in cui ognuno aveva un ruolo ben preciso, descritto nelle carte dell’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 61 persone e vergato dal procuratore facente funzioni di Lamezia Vincenzo Quaranta (LEGGI). Avrebbero violato le norme contenute nel testo unico sull’immigrazione per favorire la permanenza nel territorio dello Stato della cittadina marocchina Havat Daoui avrebbero organizzato a fronte del pagamento di mille euro un matrimonio farlocco tra la stessa straniera e Michele Muraca, il cui certificato veniva utilizzato dalla donna per giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno nel territorio dello Stato Italiano, nelle fasi di avvio del procedimento amministrativo relativo al rinnovo del permesso di soggiorno e nelle richieste presentate all’Ufficio Immigrazione della Questura di Catanzaro. Secondo le ipotesi di accusa ad organizzare “il contratto nuziale” Pasquale Perri, colui che avrebbe fornito il proprio apporto intervenendo come testimone e nel disbrigo delle pratiche amministrative e anagrafiche della cittadinanza marocchina. El Miftahy Bouazza detto “Giovanni”, avrebbe avuto il compito di fungere da intermediario del matrimonio e Michele Muraca avrebbe favorito il pagamento del denaro necessario per le carte del finto coniugio, aiutando la donna nel completare i documenti per il cambio di residenza e per il rilascio del documento di identità, con la collaborazione dell’ispettore della Polizia Locale Ugo Michele Caruso, che addetto al settore demografico, in tempi record, avrebbe redatto un verbale attestando falsamente che il nucleo familiare composto dai coniugi Muraca risiedessero in via R. Matarazzo numero 25 di Lamezia Terme, mentre Muraca con la figlia Valeria risultava residente da tutt’altra parte, in via Salvatore Miceli n. 308. Un matrimonio di comodo pagato a un prezzo nemmeno tanto caro e su cui avrebbe fatto la sua parte anche Valeria Muraca. Quest’ultima avrebbe predisposto una falsa attestazione diretta al Commissariato di Polizia di Stato di Lamezia, nella quale dichiarava contrariamente al vero, di ospitare nella sua abitazione sita alla via S. Miceli n. 308 la cittadina marocchina indicandola come moglie del padre.

Pensione di reversibilità intestata allo pseudo marito defunto

E nell’avviso di conclusione delle indagini vengono riportate diverse ipotesi in cui Caruso avrebbe redatto verbali di accertamento per cambio abitazione di stranieri quale atto fidefacente con il quale avrebbe attestava falsamente, dopo aver assunto le informazioni di rito ed eseguite le necessarie verifiche, che gli stranieri si erano trasferiti falsamente in determinate zone della città, sempre per favorirli nell’ottenere il permesso di soggiorno. E, nelle carte, c’è anche chi come Souad Touaf, avrebbe chiesto all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, sulla scorta del falso, simulato, matrimonio, la reversibilità della pensione di vecchiaia intestata al defunto pseudo marito, inducendo in errore i funzionari dell’Ente Pubblico, i quali liquidavano a suo favore la pensione di reversibilità per un importo mensile di circa 670.00 euro con pari danni per le casse dell’Inps.

Rivelazioni di notizie riservate e contratti di locazione fittizi

 Secondo le ipotesi accusatorie, Giovanni Ruperto, appartenente alla Polizia Municipale del Comune di Gizzeria nell’esercizio delle sue funzioni, avrebbe sottoscritto un verbale di accertamento per iscrizione anagrafica del cittadino somalo Alimed Ali, attestando falsamente che una persona elencata nella pratica in oggetto abitava effettivamente all’indirizzo dichiarato e che il tipo di alloggio era un’abitazione, mentre l’unità immobiliare risultava essere di fatto, allo stato rustico e non abitabile, in quanto in corso di costruzione, priva delle necessarie forniture e rifiniture interne. Per la Procura Rosetta Gentile, responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Lamezia Terme, in violazione dei doveri inerenti la riservatezza dei pubblici funzionari, avrebbe rivelato all’ispettore della Polizia Municipale Mario Fortunato Mazzei notizie relative ad indagini in corso che per ragioni del suo ufficio dovevano rimanere segrete ed in particolare che la Guardia di Finanza di Lamezia  aveva proceduto all’acquisizione di documentazione afferente l’immobile ubicato in via Marconi II Trav. nr. 29 di Lamezia Terme, oggetto di numerosi contratti di locazione falsi redatti tra Pasquale Perri e cittadini extracomunitari, sempre allo scopo di certificare il permesso di soggiorno degli stessi. Mazzei, tra l’altro in concorso con Pasquale Perri e Mourtadha Boughanmi quali interessati e beneficiari della illecita condotta, avrebbe attestato nel verbale di accertamento per l’iscrizione anagrafica di Boughanmi, che questi dimorava nell’abitazione sita in via Marconi II, casa non occupata da altre persone oltre a quelle indicate nella domanda di residenza, laddove l’appartamento risultava essere adibito a dimora abituale dello straniero Abdelfettah Qablaoui che vi abitava unitamente al suo nucleo familiare in forza del contratto di locazione stipulato con Giovanni Perri. Inoltre Mazzei, nel corso di esecuzione di analogo accertamento avrebbe dichiarato un fatto non corrispondente al vero, che in quella unità immobiliare aveva stabilito la dimora abituale il cittadino marocchino Said Ell Aoui. 

False assunzioni con l’aiuto del patronato

Pasquale Perri inoltre avrebbe promosso l’assunzione di cittadini extracomunitari a nome del fratello Franco, fungendo da interlocutore con un patronato di Lamezia Terme, dove venivano curati gli inserimenti delle false assunzioni sulle apposite piattaforme della Pubblica Amministrazione. In sostanza Franco Perri sarebbe stato un prestanome, definito dalla Procura una testa di legno, un finto datore di lavoro, che insieme a Luigi Pingitore detto Luciano, gestore di fatto, assieme alla moglie Caterina Domenicano di un Caf di Lamezia si sarebbero adoperati ad inserire attraverso l’utilizzo delle personali credenziali dei Perri, nell’apposita piattaforma dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, le denunce di assunzione dei falsi lavoratori domestici. Pasquale Perri, sempre con i gestori di fatto del patronato Pingitore e Domenicano, avrebbe attestato nella denuncia di lavoro domestico diretta ai funzionari della sede Inps di Lamezia che la straniera Osunde Progress aveva intrapreso un rapporto di lavoro a tempo indeterminato quale colf alle dipendenze di Pasquale Perri.

Finti disoccupati con il reddito di cittadinanza

Pingitore, poi per ottenere indebitamente il beneficio del reddito di cittadinanza, avrebbe dichiarato falsamente di appartenere ad un nucleo familiare “non occupato”, mentre in realtà gestiva “di fatto un Caf, un mods operandi che gli avrebbe consentito di richiedere ed ottenere indebitamente: dal mese di aprile 2019 sino al mese di gennaio 2020 un importo mensile di 799.24 euro; da marzo del 2020 fino al mese di gennaio 2021, 768.90 euro; dal mese di febbraio del 2021 fino al mese di novembre 2021 718.83 euro oltre a cinque integrazioni dell’assegno per un importo di € 77.65 ciascuna. E ancora da dicembre del 2021 e fino al mese di gennaio 2022 mensilmente 818.83 euro. 

Le sanzioni sanitarie non dovute

Pingitore e la moglie avrebbero effettuato ai pubblici ufficiali, funzionari dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro delle autocertificazioni di esenzione alla partecipazione della spesa sanitaria per reddito, dichiarando di essere “disoccupati, con familiari a carico e reddito familiare inferiore a € 8.263.31 incrementato ad 11.362,05 in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516.46 € per ogni figlio a carico”, mentre in realtà gestivano, sin dal 2017 di fatto il Caf. Ipotesi di accusa allo stato ancora tutte da dimostrare e gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentititi dal pubblico ministero, depositare memorie difensive, rilasciare dichiarazioni spontanee e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che la Procura proceda oltre con una richiesta di rinvio a giudizio. 

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