Sono diventate definitive le condanne per 17 imputati, giudicati con rito abbreviato, nel processo Anteo, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro scattata il 17 maggio 2021 e che portò i carabinieri a notificare 30 misure cautelari e due avvisi di garanzia. Un’inchiesta che ha fatto luce su un traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, ricettazione, detenzione, porto abusivo di armi, clandestine e da guerra, detenzione di materiali esplodenti e furto. La terza sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi difensivi, confermando il verdetto emesso dalla Corte di appello di Catanzaro.
Le pene da scontare
Ha retto l’impianto accusatorio ma solo per i reati fine, dal momento che l’associazione era già crollata in primo grado e Domenico Giorgi, di Benestare, dovrà scontare 4 anni,10 mesi più 17533 euro di multa; Domenico Giorgio, di Chiaravalle Centrale, 4 anni 10 mesi più 18.833 euro di multa; Salvatore Macrì, di Chiaravalle Centrale 4 anni e 8 mesi e più 18533 euro di multa; il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, di Nicotera, 4 mesi e 22 giorni; Michele Matarese, di Montepaone, 1 anno e 8 mesi; Gianluca Minella, di Bovalino, 4 anni e 3 mesi, e 10 giorni più 17.700 euro di multa; Mirko Pironaci, 6 mesi e 20 giorni; Antonella Procopio, di Centrache, 4 anni, 6 mesi, 20 giorni e 18mila euro di multa; Antony Salvatore Catanzariti, 5 mesi e 800 euro di multa; Vito Chiefari, di Chiaravalle 4 anni e 20 giorni più 17.433 euro di multa; Daniele Cortese, di Capistrano, 4 anni 6 mesi e 20 giorni più 17.833 euro; Fortunato De Masi, Simbario, 5 mesi, 10 giorni e 855 euro di multa; Damiano Fabiano, di Cardinale, a 9 anni 2 mesi e 20 giorni più 26.733 euro di multa; Francesco Fabiano, di Chiaravalle Centrale, 3 anni e 20 giorni più 12.255 euro di multa; Giuseppe Fabiano, di Chiaravalle, 7 anni 5 mesi e 10 giorni più 23.533 euro di multa;Bruno Procopio, di Ardore, condannato a 4 anni più 17.330 euro di multa Roberto Venuto, Olivadi, 4 mesi 10 giorni più 721 euro di multa.
Narcotraffico tra Soveratese, le province di Vibo e Reggio
Ha retto in Cassazione l’impianto accusatorio basato sull’individuazione di una specifica organizzazione dedita al traffico di sostanza stupefacente: cocaina, hashish, marijuana, metadone ed eroina, anche nella forma del cobret, spacciata nel basso Ionio-Catanzarese, con il suo centro nevralgico nell’entroterra dell’area del Soveratese, in particolare nel comprensorio di Chiaravalle e comuni limitrofi e con proiezioni nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Ma anche dinamite, tritolo, bombe dalla portata micidiale nelle mani dei fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano, cedute al pentito Emanuele Mancuso.
Dai kalashnikov alle bombe
E’ stato lo stesso collaboratore di giustizia a riferire il 26 luglio 2018, come il sodalizio criminale avesse la disponibilità di un numero considerevole di armi da guerra: dai 20 ai 30, comprese di munizioni di tipo mitra, kalashnikov e altre in uso alle forze armate. Armi di vecchia generazione, ma funzionanti, giubbotti antiproiettile, fucili a canne mozze, fucili da caccia, bombe. Vere e proprie armi e non artifizi pirotecnici, che dovevano essere date in cambio di droga come contropartita. “Loro mi proposero con un biglietto scritto 10 o 15 armi che io prospettati al mio fornitore di cocaina, che non li volle”. La disponibilità in capo al sodalizio Fabiano di ordigni indicati dal collaboratore, troverebbe riscontro in una conversazione del 31 maggio 2018 quando un interlocutore dopo aver intrattenuto una trattativa con Damiano Fabiano che gli chiedeva di acquistare una dinamite, veniva beccato, in seguito ad una perquisizione effettuata dalla Polizia giudiziaria in possesso di una bomba a mano di provenienza militare, di 2,5 chilogrammi di trinitrotoluene in pani, comunemente conosciuto come tritolo e di tutti gli accessori necessari alla sua accensione, micce a lenta combustione e detonatori compresi.








