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10 Aprile 2026
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‘Ndrangheta a Vibo, catturato in un appartamento del centro Luigi Federici: da un mese era latitante

Condannato in appello per associazione mafiosa in Rinascita Scott, rinviato a giudizio in Call Me, era irreperibile dopo la scarcerazione. Individuato e arrestato dalla finanza: parteciperà da detenuto all’udienza preliminare fissata a Catanzaro

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Si è conclusa nel pomeriggio la latitanza di Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia, arrestato dalla Guardia di finanza nel centro della città. Il giovane, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco delle “nuove leve” di ‘ndrantgheta di Vibo, si era reso irreperibile dopo essere tornato in libertà, sfuggendo alla notifica della misura cautelare in carcere disposta nell’ambito dell’operazione antimafia “Call Me”.

I militari lo hanno individuato e bloccato proprio a Vibo, ponendo fine a una fuga durata alcune settimane. Federici sarà ora detenuto e parteciperà in questa condizione all’udienza preliminare fissata per il prossimo 13 aprile davanti al gup distrettuale di Catanzaro.

L’individuazione del covo e la cattura

I militari del Comando Provinciale di Vibo Valentia e Catanzaro della Guardia di Finanza, con il supporto del Servizio centrale di investigazione criminalità organizzata, della Compagnia carabinieri di Vibo Valentia e dello Squadrone eliportato carabinieri “Cacciatori Calabria”, hanno localizzato Federici in un’abitazione del centro cittadino.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane è ritenuto appartenente alla ’ndrina dei “Pardea Ranisi”, considerata egemone nel capoluogo vibonese. L’individuazione del covo è avvenuta dopo indagini serrate, sviluppate attraverso il lavoro congiunto del Nucleo P. E. F. – G. I. C. O. di Catanzaro e del Nucleo P. E. F. di Vibo Valentia.

L’inchiesta “Call Me” e il ruolo contestato

Il nome di Federici compare tra i 46 indagati per i quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nell’inchiesta “Call Me”, che ruota attorno al clan La Rosa di Tropea. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e trasferimento fraudolento di valori. L’indagine, condotta dalla Finanza di Vibo Valentia, ha ricostruito un sistema di comunicazioni illecite dal carcere, con l’uso di smartphone e sim intestate a soggetti stranieri.

Il precedente di “Rinascita Scott”

Federici è già noto alle cronache giudiziarie per il suo coinvolgimento nel maxiprocesso “Rinascita Scott”, nel quale è stato condannato in appello a 18 anni e 6 mesi per associazione mafiosa. La Cassazione ha però disposto un nuovo giudizio di secondo grado, riaprendo il capitolo processuale. In quella vicenda, è rimasta ferma la contestazione principale di associazione mafiosa, mentre è venuta meno l’aggravante relativa al finanziamento delle attività economiche con proventi illeciti, elemento che aveva inciso sulla precedente misura cautelare.

Le accuse e i presunti compiti nella cosca

Nell’ambito delle indagini, Federici viene indicato come soggetto alle dirette dipendenze di esponenti di vertice della criminalità organizzata vibonese. Secondo l’accusa, avrebbe svolto compiti esecutivi, partecipando ad attività delittuose come agguati, estorsioni e azioni ritorsive, oltre a contribuire al controllo del territorio e alla gestione dei rapporti interni al sodalizio. Contestata anche la partecipazione a riunioni della consorteria, con funzioni di collegamento tra i sodali. Gli inquirenti gli attribuiscono inoltre un ruolo nel supporto logistico e nella gestione delle dinamiche successive all’operazione Rinascita Scott, anche in relazione alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e alle strategie per eludere le investigazioni.

Dalla latitanza al ritorno in carcere

La cattura segna il passaggio dalla irreperibilità al ritorno in carcere, a pochi giorni dall’avvio dell’udienza preliminare. Un passaggio chiave per la prosecuzione dell’inchiesta “Call Me”, che punta a fare luce sui rapporti e sulle attività del clan La Rosa di Tropea. Federici sarà ora a disposizione dell’autorità giudiziaria e affronterà da detenuto il nuovo snodo processuale, mentre restano aperti i fronti giudiziari che lo riguardano, tra il procedimento in corso e il nuovo giudizio disposto dalla Cassazione nel filone Rinascita Scott.

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