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9 Marzo 2026
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’Ndrangheta a Vibo, muore il boss di Piscopio Nazzareno Fiorillo: il calvario tra carcere e ospedale

Condannato nel processo Rimpiazzo, era detenuto dal 2019. I difensori avevano chiesto più volte il differimento della pena. Solo a febbraio i domiciliari, quando la situazione era ormai compromessa

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È morto questa mattina all’ospedale di Pescara, Nazzareno Fiorillo, 60 anni, conosciuto come “il Tartaro”, ritenuto dagli inquirenti il capo del locale di ’ndrangheta di Piscopio, frazione di Vibo Valentia. Fiorillo era detenuto dal 10 aprile 2019, giorno dell’esecuzione della maxi operazione antimafia Rimpiazzo. In quel processo è stato condannato in via definitiva a 11 anni di reclusione perché ritenuto capo promotore del locale di ’ndrangheta di Piscopio. In un altro grande procedimento contro le cosche vibonesi, Rinascita Scott, aveva inoltre riportato una condanna in appello a 5 anni per un episodio di traffico di stupefacenti.

Negli ultimi mesi della sua vita, però, la vicenda giudiziaria si è intrecciata con un drammatico peggioramento delle condizioni di salute, che ha portato i suoi difensori a presentare ripetute istanze alle autorità competenti per ottenere il differimento della pena o i domiciliari per motivi sanitari.

Il progressivo aggravarsi delle condizioni

Nazareno Fiorillo stava combattendo contro una grave malattia oncologica, che nel tempo ha compromesso in modo sempre più serio il suo stato di salute. Una neoplasia diagnosticata in ritardo, aggravata da ulteriori complicazioni cliniche e da un quadro sanitario progressivamente deteriorato. Condizioni particolarmente gravi e incompatibili con il regime detentivo, con necessità di monitoraggio clinico costante e cure che, secondo i medici, potevano essere garantite soltanto in ambito ospedaliero.

A seguire passo dopo passo la situazione sanitaria del detenuto sono stati gli avvocati Vincenzo Sorgiovanni, Giuseppe Gervasi e Giuseppe Cutrullà, che nei mesi scorsi hanno presentato diverse istanze alle autorità competenti. Già ad inizio dicembre i legali avevano segnalato all’Ufficio di Sorveglianza di Pescara e alla Direzione della casa circondariale di Lanciano le prime manifestazioni di un problema sanitario serio chiedendo accertamenti medici urgenti. Comunicazioni che non avrebbero ricevuto riscontro.

La situazione è precipitata alla fine dell’anno. Il 30 dicembre 2025 Fiorillo è stato ricoverato in ospedale, dove i sanitari hanno diagnosticato una patologia grave, mentre le sue condizioni continuavano a peggiorare.

L’istanza per il differimento della pena

Di fronte all’aggravarsi della malattia, i difensori hanno quindi una prima istanza formale di differimento della pena chiedendo al magistrato di sorveglianza la sospensione dell’esecuzione o, in alternativa, la concessione di una misura domiciliare o sanitaria per consentire al detenuto di ricevere cure adeguate in una struttura più attrezzata. Anche questa richiesta però non avrebbe avuto immediato riscontro.

Nei giorni successivi gli avvocati sono tornati a sollecitare un intervento urgente, scrivendo nuovamente al magistrato di sorveglianza, alla direzione del carcere e ai garanti dei detenuti, per chiedere sia il differimento della pena sia il rilascio della cartella clinica completa in modo da poter verificare lo stato di salute del loro assistito.

Un elemento ritenuto rilevante dalla difesa è inoltre l’assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata. Un particolare che viene fuori da una nota della Questura di Vibo Valentia del 16 gennaio 2026, dalla quale emergerebbe che non risultavano elementi concreti e attuali tali da far ritenere la persistenza di rapporti operativi con ambienti della criminalità organizzata da parte di Nazzareno Fiorillo.

Il ricovero e il trasferimento tra ospedale e carcere

Dopo il ricovero iniziale a Lanciano, Fiorillo è stato trasferito all’ospedale di Pescara dove tuttavia a fine gennaio è stato dimesso dal nosocomio e riportato nuovamente nel carcere di Lanciano, nonostante le condizioni considerate molto gravi. Una volta rientrato nell’istituto penitenziario, i sanitari dell’area medica del carcere, rendendosi conto della gravità del quadro clinico, avrebbero disposto un nuovo trasferimento urgente in ospedale. Nuovamente nel nosocomio di Lanciano.

Nel frattempo i legali hanno inviato una nuova istanza urgente – trasmessa anche al Consiglio superiore della magistratura, al Ministero della Giustizia, al Dap e ai garanti dei detenuti – con la richiesta di sospensione della pena o di concessione dei domiciliari in una struttura sanitaria adeguata allo stato di salute precario del loro assistito.

I domiciliari concessi a situazione compromessa

Solo all’inizio di febbraio 2026, secondo i provvedimenti successivamente adottati dall’autorità giudiziaria, il magistrato di sorveglianza dispose l’ammissione provvisoria alla detenzione domiciliare per gravi condizioni di salute. Il provvedimento prevedeva la scarcerazione con trasferimento in un’abitazione o in una struttura sanitaria, in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza. A quel punto, però, le condizioni cliniche di Fiorillo erano già estremamente compromesse. Il quadro sanitario è continuato a peggiorare nelle settimane successive fino al decesso avvenuto questa mattina all’ospedale di Pescara.

Le parole dei difensori

Sul decesso di Nazareno Fiorillo intervengono anche i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni e Giuseppe Cutrullà, che annunciano ulteriori verifiche sulla vicenda ed esprimono il loro cordoglio per la morte del loro assistito. “Procederemo ad un approfondito esame di tutta la documentazione relativa all’accaduto, al fine di ricostruire con la massima precisione le circostanze che hanno condotto al decesso e verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità”.

I legali spiegano inoltre che l’analisi riguarderà anche la documentazione sanitaria relativa al periodo di detenzione. All’esito di tali verifiche saranno valutate tutte le iniziative, anche giudiziarie, nelle sedi competenti, affinché venga fatta piena luce sui fatti. “Confidiamo – affermano – che venga finalmente consegnata alla difesa la cartella clinica completa del detenuto, già richiesta sin dal 3 dicembre scorso, documento necessario per poter effettuare ogni valutazione nel merito”.

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