Ha chiesto pene comprese tra i 18 anni e i 2 anni di reclusione, il pm della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno per 15 imputati, giudicati con rito ordinario nel processo Karpanthos in corso davanti al Tribunale collegiale di Crotone e che punta a dimostrare l’esistenza di una duplice associazione di tipo ‘ndranghetistica e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, caratterizzate dalla disponibilità di armi, dedite all’estorsione, alla rapina a mano armata, ricettazione, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, che ha interessato i territori di Petronà, Mesoraca, Cropani, Isola, Cerva, Milano, Lucca.
In particolare ha invocato, al termine della requisitoria nei confronti di Pietro Paolo Scalzi, inteso Piero o Rapino, di Petronà, 18 anni di reclusione e 6mila di multa; Venanzio Scalzi, di Petronà, 15 anni e 6mila euro di multa; Rosario Severini, di Borgia, 4 anni e 6 mesi; Antonio Scerbo, di Isola Capo Rizzuto, 4 anni e 10mila euro; Giuditta Gaglione, di Crotone 2 anni; Giuseppe Colosimo, di Petronà, 9 anni e 10mila euro di multa; Alessandro Cropanese, 12 anni di reclusione; Angelo Elia, di Cerva, 5 anni e 12mila euro di multa; David Berlingieri, 4 mesi e 800 di multa; Giulietta Ascone, di Polistena, 12 anni di reclusione e 4mila euro di multa; Luciano Ascone, di Cinquefrondi, 12 anni e 4mila euro di multa; Giovanni Greco, di Catanzaro, 10 anni, 6 mesi e 4mila euro di multa; Leonardo Zoffreo, di Cutro, 6 anni e 1.500 euro di multa; Giovanni Antonio Evalto, di Seminara, 7 anni di reclusione. Ha chiesto sentenza di non luogo a procedere per morte del reo nei confronti di Francesco Serrao, alias Cicciolino, di Mesoraca. Il prossimo 30 aprile inizierano le arringhe difensive. Per un altro filone della stessa inchiesta, quello che si celebrato con rito ordinario, si è chiuso il processo di primo grado con 42 condanne e 8 assoluzioni (LEGGI).
La cosca di ‘ndrangheta Carpino
L’indagine “Karpanthos”,dal nome attribuito, in antichità, alla città di Petronà, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro, ha consentito di intervenire nell’area della Presila catanzarese, ai confini con la provincia di Crotone, dimostrando l’esistenza e l’attuale operatività di un sodalizio di ‘ndrangheta operante nei territori di Petronà e Cerva, avente stabili ramificazioni nelle province di Lecco, Genova e Torino; nonché, di un’organizzazione dedita a un fiorente spaccio di sostanze stupefacenti, operante sul medesimo territorio, di cui fanno parte alcuni affiliati. Le indagini si sono sviluppate attraverso un’imponente attività tecniche, escussione di persone informate sui fatti, riscontri “sul campo”, con una parallela attività di acquisizione e analisi di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, corroborate dai relativi riscontri, la cui attendibilità è stata già riconosciuta in precedenti sentenze.
Il gruppo dei Cervesi
L’inchiesta ha documentato l’esistenza della cosca di ‘ndrangheta “Carpino” di Petronà, coinvolta negli anni duemila in una sanguinosa faida, operante nella Presila catanzarese e con ramificazioni in Liguria e Lombardia e dell’alleato gruppo criminale di Cerva, detto dei Cervesi, con estensioni in Piemonte e Lombardia, entrambi ora ricadenti sotto l’influenza del locale di Mesoraca (KR), dediti principalmente alle estorsioni ai danni degli imprenditori edili e dei commercianti della Presila catanzarese attuate mediante incendi e danneggiamenti, alle rapine a mano armata, al riciclaggio e all’intestazione fittizia di beni, al traffico di cocaina e marijuana con differenti canali di approvvigionamento, riconducibili comunque a persone operanti nei territori di Cutro o Mesoraca.









