9 Ottobre 2026
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’Ndrangheta, la rete globale del crimine: presente in 85 Paesi, 181 arresti grazie a I-Can

Dal 2020 catturati 181 soggetti legati alla cosca calabrese in 32 Paesi, tra cui 70 latitanti. Solo nel 2025 gli arresti sono stati 78. Interpol e Polizia italiana rafforzano la cooperazione internazionale contro narcotraffico, riciclaggio e infiltrazioni nell’economia legale

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La ’Ndrangheta estende la propria influenza ben oltre i confini italiani, con una presenza mappata in almeno 85 Paesi del mondo. Una rete criminale transnazionale capace di muoversi tra continenti, gestire i traffici internazionali di cocaina e infiltrarsi nell’economia legale, sfruttando anche le tecnologie più avanzate per riciclare denaro e occultare patrimoni.

È il quadro emerso a Roma durante la sesta riunione dello Steering Committee del progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta), l’iniziativa nata nel 2020 dalla collaborazione tra il Segretariato generale di Interpol e il Dipartimento della Pubblica sicurezza italiano. L’incontro ha riunito delegati di oltre 60 nazioni per fare il punto sui risultati raggiunti e definire le prossime strategie di contrasto.

Centottantuno arresti in sei anni, 78 nel 2025

I numeri delineano la portata dell’azione investigativa internazionale. Dall’avvio del progetto, le autorità hanno localizzato e arrestato 181 persone collegate alla ’Ndrangheta in 32 Paesi, tra cui 70 latitanti. Dal primo gennaio 2025, gli arresti sono stati 78, di cui 19 latitanti, secondo i dati diffusi in occasione della riunione romana.

Tra i risultati più significativi figurano le operazioni condotte in Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania, dove sono stati individuati anche presunti esponenti di vertice e intermediari del narcotraffico. Particolare attenzione è stata riservata all’America Latina, snodo strategico per i traffici di cocaina diretti verso l’Europa. Nel 2025, in Colombia sono stati fermati tre presunti broker del narcotraffico legati alla criminalità organizzata calabrese.

Dal 2020, inoltre, l’unità I-CAN del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha portato a termine 95 estradizioni o consegne. Nel corso delle operazioni sono state sequestrate anche somme di denaro, sostanze stupefacenti e armi.

Grassi: “Una delle più potenti holding criminali transnazionali”

Il vice direttore generale della Pubblica sicurezza, il prefetto Raffaele Grassi, ha descritto la ’Ndrangheta come “una delle più potenti e segrete holding poli-criminali transnazionali”, sottolineandone il ruolo di broker mondiale del commercio della cocaina, soprattutto lungo la rotta tra Sud America ed Europa.

Il rischio, ha evidenziato Grassi, non riguarda soltanto il traffico di droga. L’organizzazione è in grado di penetrare nel tessuto economico legale e nelle istituzioni di altri Paesi, facendo ricorso anche a strumenti tecnologici sofisticati. Tra questi, le criptovalute e l’intelligenza artificiale, utilizzate in attività di riciclaggio e nella gestione dei proventi illeciti.

Una capacità di adattamento che rende il contrasto particolarmente complesso e impone alle forze di polizia di superare i tradizionali confini territoriali delle indagini.

Interpol: «Non è più una questione regionale italiana»

Sulla dimensione internazionale del fenomeno è intervenuto Harald Arm, direttore esecutivo per le Police Capabilities del Segretariato generale di Interpol.

«Non si tratta più di una questione regionale italiana, ma di una minaccia transnazionale che richiede una risposta internazionale coordinata», ha dichiarato, evidenziando come il progetto I-CAN sia passato dagli iniziali otto Paesi aderenti agli attuali 28 Stati partner, distribuiti su quattro continenti.

La collaborazione punta a rendere più rapido lo scambio di informazioni, coordinare le attività investigative e favorire la cattura dei latitanti, oltre al recupero dei patrimoni riconducibili alle organizzazioni criminali. Tra gli strumenti impiegati figurano anche le Silver Notice di Interpol, utilizzabili per contribuire all’identificazione e alla tracciabilità dei beni di provenienza criminale.

Oltre 137mila entità censite: cresce la capacità di analisi

Un altro indicatore della portata del fenomeno arriva dal Crime Analysis File (CAF), il database investigativo del progetto I-CAN, che contiene oltre 137mila entità censite. Secondo i dati diffusi, il patrimonio informativo ha registrato nel 2025 un incremento del 110% rispetto al periodo 2020-2024.

L’attività di analisi ha consentito di elaborare una mappatura della presenza della ’Ndrangheta in 85 Paesi. Parallelamente, oltre 2.500 operatori di polizia appartenenti ai Paesi partner hanno ricevuto una formazione specifica sul fenomeno mafioso calabrese.

Dal 2025, il progetto ha inoltre organizzato e coordinato 77 riunioni informative, operative e strategiche in Italia e all’estero, con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti tra gli investigatori e individuare nuove direttrici di espansione delle organizzazioni criminali.

Dalla mafia balcanica ai cartelli sudamericani

La strategia investigativa non si limita alla ricerca dei singoli latitanti. Il progetto mira anche a ricostruire le alleanze criminali internazionali e i rapporti tra la ’Ndrangheta, le organizzazioni balcaniche e i cartelli sudamericani.

Tra i gruppi citati nelle attività di analisi figurano il brasiliano Primeiro Comando da Capital, il venezuelano Tren de Aragua e i cartelli messicani. L’obiettivo è individuare le connessioni utilizzate per alimentare i traffici di droga, movimentare capitali e consolidare gli interessi economici delle reti criminali.

I-CAN ha rafforzato anche la collaborazione con iniziative europee come Empact, il programma dell’Unione europea contro le forme gravi di criminalità organizzata, e con progetti dedicati all’America Latina e all’area balcanica. Nel luglio scorso ha partecipato all’operazione internazionale Atlas Nexus, che ha coinvolto Paesi dell’America centrale e meridionale e portato alla cattura di circa 500 persone collegate alla criminalità organizzata transnazionale, oltre al sequestro di stupefacenti e beni riconducibili al riciclaggio.

Cambio alla guida e progetto prorogato al 2027

La riunione di Roma ha segnato anche il passaggio di consegne alla guida del progetto: il primo dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti lascia il ruolo di project leader al colonnello dei Carabinieri Giorgio Tommaseo, che guiderà l’iniziativa per il Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Lanciato nel 2020 e rinnovato fino al 31 dicembre 2027, I-CAN punta a consolidare una rete investigativa permanente, capace di intervenire non soltanto sulle persone, ma anche sui capitali, sulle strutture economiche e sulle relazioni internazionali della ’Ndrangheta.

La sfida resta quella di colpire contemporaneamente traffici, patrimoni e capacità di infiltrazione: perché una criminalità organizzata presente in decine di Paesi può essere contrastata efficacemente solo attraverso una cooperazione investigativa altrettanto internazionale.

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