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24 Aprile 2026
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’Ndrangheta, operazione “Call Me”: il Riesame annulla la custodia cautelare per Costa Giuseppina

Colpo di scena nell’inchiesta antimafia: il Tribunale del Riesame accoglie la tesi difensiva e dispone la liberazione immediata. Cade anche l’aggravante mafiosa

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Accolta la tesi difensiva sull’assenza della gravità indiziaria: il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppina Costa, coinvolta nell’inchiesta antimafia denominata “Call Me”, disponendone l’immediata rimessione in libertà.

Il passaggio in Cassazione e il rinvio

La decisione è intervenuta in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione che aveva annullato la precedente ordinanza del Tribunale del Riesame limitatamente al reato di cui all’articolo 391 ter del Codice Penale, ossia accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

La Suprema Corte, infatti, aveva già confermato l’avvenuto annullamento dell’ordinanza relativamente ai più gravi reati di partecipazione al clan La Rosa ed estorsione aggravata.

L’inchiesta “Call Me” e le accuse

L’arresto risaliva al 26 marzo 2025, quando l’operazione “Call Me” aveva portato all’emissione di numerose misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti, a vario titolo, coinvolti nelle attività della cosca.

Secondo l’impostazione accusatoria, la Costa sarebbe stata partecipe di un’associazione di stampo ’ndranghetistico riconducibile al clan La Rosa, attivo tra Tropea e i centri limitrofi. Nei suoi confronti erano stati contestati anche i reati di concorso in estorsione aggravata e concorso nell’accesso indebito a dispositivi di comunicazione all’interno del penitenziario, nell’ambito di un sistema che avrebbe consentito ai vertici della cosca di mantenere contatti con l’esterno.

La decisione del Riesame: cade l’aggravante mafiosa

Con il provvedimento emesso nelle ultime ore, i giudici del Riesame, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati Sandro D’Agostino e Caterina Varone, hanno escluso la sussistenza dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa dal reato di cui all’art. 391 ter c.p., non ravvisando di conseguenza alcuna esigenza cautelare.

La scarcerazione

Da qui la decisione di annullare la misura cautelare e disporre la liberazione dell’indagata, che, in virtù del precedente provvedimento del medesimo Tribunale, si trovava già in stato di libertà da oltre un anno.

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