Domenico Bellocco è tornato in libertà lo scorso 14 gennaio 2026, lasciando la casa circondariale di Alba, in provincia di Cuneo. La notizia, appresa dal giornalista Klaus Davi da fonti qualificate, segna il rientro nel territorio d’origine di uno dei membri della storica dinastia criminale di Rosarno.
Attualmente, Bellocco non gode di una libertà piena: risulta infatti sottoposto alla misura della libertà vigilata nel proprio comune di residenza, con il contestuale obbligo di dimora. L’uomo era stato arrestato nel 2013 a San Ferdinando, nel Reggino, durante l’operazione denominata “Tramonto 2”, che aveva colpito duramente gli assetti della cosca.
L’assetto della cosca e i legami familiari
Domenico Bellocco è figura di rilievo all’interno di una delle consorterie più potenti e numerose della ‘ndrangheta calabrese. È fratello di Antonio Bellocco, il cui omicidio, avvenuto a Milano nel settembre 2024 per mano di Andrea Beretta, ha svelato le profonde infiltrazioni della criminalità organizzata nelle curve dello stadio Meazza.
La genealogia della famiglia evidenzia una struttura ramificata e complessa. Figlio di Giulio Bellocco (deceduto nel gennaio 2024) e di Aurora Spanò, nota come “A Gavineda”, attualmente detenuta in regime di 41 bis. La coppia ha avuto in totale 11 figli, molti dei quali coinvolti a vario titolo nelle dinamiche del clan rosarnese.
Un clan tra Rosarno e il Nord Italia
La famiglia Bellocco è storicamente considerata una delle colonne portanti della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. La scarcerazione di Domenico avviene in un momento delicato per gli equilibri della cosca, segnato negli ultimi anni da decessi eccellenti, arresti e dal clamore mediatico suscitato dai fatti di sangue avvenuti in Lombardia. La sorveglianza delle autorità resta massima sul territorio calabrese, dove la libertà vigilata impone al 45enne rigidi limiti di movimento e frequentazione.









