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4 Aprile 2026
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‘Ndrangheta stragista, Graviano: “Sui soldi dati da mio nonno a Berlusconi non si vuole indagare”

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La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, davanti alla quale si è celebrato il processo “‘Ndrangheta stragista”, si è ritirata in camera di consiglio per emettere la sentenza. Dopo due anni di udienze, quindi, si conclude il processo che vede imputati il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, presunto affiliato alla cosca Piromalli della ‘ndrangheta. Entrambi, in primo grado, sono stati condannati all’ergastolo.

Chiesta la conferma della sentenza di primo grado

Stando a quanto riportato dall’ANSA, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, applicato alla Procura generale, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per Graviano e Filippone, accusati di essere stati i mandanti dell’omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, avvenuto il 18 gennaio del1994 sull’autostrada, all’altezza dello svincolo di Scilla. Secondo la Dda, il duplice omicidio e altri due agguati ai danni di militari dell’Arma avvenuti prima dell’assassinio dei due carabinieri rientrano nella strategia stragista messa in atto da Cosa nostra e ‘ndrangheta nella prima metà degli anni ’90.

I “soldi dati a Berlusconi”

Prima che i giudici togati e popolari si ritirassero in camera di consiglio, Giuseppe Graviano, collegato in video conferenza dal carcere di Terni, ha fatto alcune dichiarazioni spontanee. “Riguardo all’imprenditore del nord (Berlusconi, ndr) – ha detto Graviano – io ho sempre riferito che i miei contatti con lui erano solamente per i soldi che gli aveva consegnato mio nonno. E ho detto tutte le date. La Procura di Firenze ha riscontrato quello che ho detto. Il fatto è che non si vuole indagare”.

Sentenza prevista in serata

Graviano ha aggiunto di non conoscere i Piromalli. “Non ho mai avuto rapporti con loro – ha affermato – e li ho conosciuti solo in carcere. Io vi ringrazio tutti e vi dico che se si volesse scoprire la realtà, vi ho dato i punti dove andare a cercare”. Dopo Graviano è intervenuto, per la prima volta nel processo, sempre con dichiarazioni spontanee, Rocco Santo Filippone: “Sono innocente. – ha detto -, non conosco e non ho mai visto Graviano. Io non ho mai parlato con un siciliano. Ho lavorato 40 anni per un’azienda e sono pensionato”. La sentenza della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Bruno Muscolo (a latere Giuliana Campagna) è prevista in serata.

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