Il processo nato dall’inchiesta “Affari di Famiglia” approda al secondo grado di giudizio. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti fissato per il 9 giugno 2026 l’udienza per la trattazione degli appelli presentati dagli imputati condannati in primo grado con rito abbreviato. Il decreto di citazione a giudizio è stato firmato dal presidente della Seconda sezione penale Alessandro Bravin, a seguito dei ricorsi presentati contro la sentenza emessa il 18 aprile 2025 dal gup del Tribunale di Catanzaro Luca Bonifacio.
Gli imputati citati nel processo d’appello
Davanti giudici della Corte d’Appello di Catanzaro torneranno così gli imputati coinvolti nell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, rappresentata nel procedimento dal pubblico ministero Anna Chiara Reale. In particolare sono stati citati a giudizio Andrea Alò di San Lucido; Gianluca Arlia di Paola; Luciano Bruno di Paola; Fabio Calabria di San Lucido; Giuseppe Calabria di San Lucido; Raffaele Conforti residente a San Lucido; Eugenio Filippo di Paola; Giuseppe La Rosa di Paola; Eugenio Logatto residente a Paola; Gabriele Molinaro residente a Paola; Vincenzo Senatore (residente a Montalto Uffugo, Emanuele Tundis di Paola; Pamela Villecco residente a Paola; Cristian Vommaro di Paola
Nel collegio difensivo compaiono gli avvocati Vincenzo Cicino, Armando Sabato, Giorgia Greco, Carmine Curatolo, Giuseppe Bruno, Gianluca Acciardi, Sabrina Mannarino.
L’inchiesta della Dda sul gruppo Calabria-Tundis
L’indagine aveva acceso i riflettori su un presunto gruppo criminale radicato tra Paola e San Lucido, indicato dagli investigatori come il clan Calabria-Tundis. Secondo l’impostazione accusatoria, l’organizzazione avrebbe operato soprattutto nel traffico di droga e in altre attività criminali, mantenendo rapporti diretti con la cosca degli “italiani” di Cosenza, storicamente collegata alla figura del boss Francesco Patitucci e, negli anni più recenti, al presunto reggente Roberto Porcaro.
Per gli inquirenti si trattava di una struttura stabile e organizzata, capace di muoversi nel narcotraffico sul Tirreno cosentino e di mantenere collegamenti con ambienti della criminalità organizzata di livello superiore.
Le accuse contestate dalla Procura antimafia
Nel procedimento sono stati contestati, a vario titolo, reati particolarmente gravi, a partire dall’associazione mafiosa fino all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nel fascicolo della Dda di Catanzaro compaiono inoltre accuse di estorsione e tentata estorsione, detenzione e spaccio di droga, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori e altre condotte aggravate dal metodo mafioso.
Secondo l’impianto accusatorio della Procura antimafia, il gruppo avrebbe operato come organizzazione radicata sul territorio, capace di muoversi stabilmente nel mercato degli stupefacenti e di interagire con contesti mafiosi più ampi della provincia di Cosenza.
Le condanne del primo grado
La sentenza pronunciata dal gup Luca Bonifacio aveva portato a condanne pesanti per numerosi imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Tra le pene più alte figurano quelle inflitte a Gianluca Arlia, Fabio Calabria, Pietro Calabria, Eugenio Logatto e Andrea Tundis, tutti condannati a 20 anni di reclusione. Accanto alle condanne, il giudice aveva pronunciato anche alcune assoluzioni, ritenendo non provate le responsabilità penali nei confronti di alcuni imputati.
Con il decreto firmato dalla Corte d’Appello di Catanzaro si apre ora la fase del processo di secondo grado, destinata a riesaminare la sentenza del gup alla luce dei motivi di appello presentati dalle difese. Saranno i giudici della Corte a valutare nuovamente le posizioni degli imputati, l’impianto accusatorio della Dda e gli elementi probatori raccolti nel corso delle indagini.









