Antonio Perrotta è morto il 10 agosto 2026 all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, dopo la colluttazione avvenuta nella notte precedente all’esterno del locale “Il Castello” di Sangineto, nel Cosentino.
Sulla vicenda il Gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, si è pronunciato nella mattinata del 14 agosto. Il giudice ha stabilito che il fermo dei due fratelli Domenico e Umberto Orsino, eseguito l’11 agosto, non poteva essere convalidato.
Per Domenico, tuttavia, il procedimento prosegue con la contestazione di omicidio preterintenzionale. Il fratello Umberto è invece stato scarcerato.
Perché il fermo non è stato convalidato
Il punto centrale del provvedimento riguarda le ragioni che avevano portato al fermo. Secondo quanto riportato nel provvedimento del Gip, dagli atti non emergevano elementi concreti sufficienti a dimostrare un effettivo pericolo di fuga.
È proprio questo requisito a essere decisivo per il fermo di un indiziato di delitto. L’articolo 384 del codice di procedura penale richiede infatti la presenza di specifici elementi capaci di rendere fondato il pericolo che l’indagato possa sottrarsi alla giustizia.
Nel caso esaminato dal giudice, non sono stati ritenuti sufficienti né l’allontanamento dei due fratelli dal luogo della colluttazione né la circostanza che fosse stato prenotato un volo diretto in Lussemburgo.
Il volo per il Lussemburgo
La prenotazione del volo, secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, era fissata per il 17 agosto, ma soprattutto risultava effettuata già il 1° agosto, quindi diversi giorni prima della colluttazione avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 agosto.
Per il Gip, dunque, quella prenotazione non poteva essere considerata, alla luce degli elementi disponibili, una circostanza sufficiente a dimostrare che i due intendessero sottrarsi alle indagini dopo i fatti.
La mancata convalida del fermo non coincide con un’assoluzione né chiude l’inchiesta. Riguarda, nello specifico, la sussistenza dei presupposti che consentono di mantenere valido quel particolare provvedimento cautelare.
L’accusa nei confronti di Domenico
A Domenico Orsino viene contestato l’omicidio preterintenzionale, fattispecie disciplinata dall’articolo 584 del codice penale. La norma riguarda il caso in cui, attraverso atti diretti a commettere percosse o lesioni, venga provocata la morte di una persona.
La contestazione, quindi, non equivale all’affermazione che vi fosse la volontà di provocare la morte di Antonio Perrotta. Sarà l’autorità giudiziaria, nel prosieguo del procedimento, a dover ricostruire la dinamica della colluttazione, le condotte attribuite alle persone coinvolte e il rapporto tra quelle condotte e il successivo decesso.
I due fratelli difesi dallo stesso legale
Domenico e Umberto Orsino sono assistiti dall’avvocato Alessandro Gaeta. Il provvedimento del Gip ha prodotto esiti differenti per i due fratelli: Domenico rimane sottoposto alla misura carceraria, mentre Umberto è stato scarcerato dopo la mancata convalida del fermo.
La posizione processuale dei due, pertanto, non può essere sovrapposta: la decisione sulla libertà personale riguarda le singole posizioni e gli elementi valutati dal giudice.
L’inchiesta prosegue
La morte di Antonio Perrotta resta al centro dell’indagine sulla colluttazione avvenuta davanti al locale di Sangineto. La decisione del Gip interviene sulla legittimità del fermo e sulla sussistenza del pericolo di fuga, senza definire in via definitiva le responsabilità penali per la morte.












