Si riapre il capitolo giudiziario sull’omicidio di Domenico Belsito, ucciso a Pizzo nel 2004. La Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dalla difesa di Nicola Bonavota, annullando con rinvio la sentenza di condanna emessa in appello e disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Assise d’Appello, in diversa composizione.
La Suprema Corte ha invece rigettato il ricorso del collaboratore di giustizia Andrea Mantella, ex boss di Vibo Valentia, rendendo così definitiva la sua condanna a due anni di reclusione.
Annullata la condanna per Nicola Bonavota
La decisione della Cassazione riguarda la sentenza con cui il 16 dicembre 2024 la Corte d’Assise d’Appello aveva condannato Nicola Bonavota a 18 anni e 6 mesi di reclusione, riducendo la pena rispetto ai 30 anni inflitti in primo grado.
Accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Tiziana Barillaro, Angela Compagnone e Maurizio Giannone, i giudici di legittimità hanno disposto l’annullamento con rinvio della sentenza, aprendo così la strada a un nuovo processo d’appello.
Sarà dunque un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello a riesaminare la posizione dell’imputato, ritenuto dall’accusa mandante dell’omicidio.
Diventa definitiva la condanna per Andrea Mantella
Diversa la decisione della Suprema Corte sul ricorso presentato dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella, ex boss della criminalità vibonese.
La Cassazione ha rigettato l’impugnazione, rendendo così definitiva la condanna a due anni di reclusione pronunciata nei suoi confronti nell’ambito dello stesso procedimento.
L’omicidio di Domenico Belsito
L’omicidio di Domenico Belsito risale al 18 marzo 2004. L’uomo venne raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco mentre si trovava all’interno di un bar di Pizzo. Trasportato in ospedale a Vibo Valentia, morì due settimane dopo, il 1° aprile 2004, a causa delle gravi ferite riportate.
Secondo la ricostruzione accusatoria, a sparare sarebbe stato Francesco Scrugli, successivamente ucciso nel 2012 a Vibo Marina.
Il movente e le dichiarazioni dei collaboratori
Le indagini e il dibattimento hanno ricondotto il delitto a dinamiche interne alla cosca Bonavota, legate alla spartizione dei territori di influenza.
Accanto a questo elemento, sarebbe emerso anche un ulteriore movente: una presunta relazione sentimentale intrattenuta dalla vittima con la moglie di un esponente della cosca, circostanza che avrebbe provocato la reazione dei vertici del clan.
Sul delitto hanno riferito nel corso del processo Andrea Mantella e successivamente Francesco Fortuna, esponente del clan di Sant’Onofrio condannato a otto anni di reclusione. Entrambi hanno indicato “i Bonavota” come i responsabili della decisione di eliminare Belsito, individuando in Nicola Bonavota uno dei mandanti.
Con l’annullamento disposto dalla Cassazione, la vicenda giudiziaria torna ora davanti alla Corte d’Assise d’Appello, dove sarà celebrato un nuovo processo di secondo grado.









