Cade, almeno sul piano cautelare, l’accusa nei confronti di Vincenzo Gallace per l’omicidio di Nicola Vivaldo, ucciso il 23 febbraio del 2000 nel Milanese. Il Tribunale del Riesame di Milano, giudicando in sede di rinvio dopo l’annullamento disposto dalla Corte di Cassazione, ha annullato l’ordinanza emessa dal gip e disposto la scarcerazione dell’indagato in relazione a questo procedimento. Gallace, difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino, del Foro di Catanzaro, e Mauro Ruga, del Foro di Cosenza, non lascerà materialmente il carcere, poiché risulta detenuto per un’altra causa. Da questo momento, però, la sua permanenza dietro le sbarre non è più legata al cold case Vivaldo.
Il nuovo giudizio davanti al Riesame
La decisione è arrivata al termine dell’udienza fissata per il 21 luglio davanti alla dodicesima sezione penale del Tribunale di Milano, chiamata a riesaminare la posizione di Gallace alla luce dei principi indicati dalla Prima sezione penale della Cassazione. Il nuovo pronunciamento ribalta l’ordinanza con cui, il 19 dicembre 2025, lo stesso Riesame aveva respinto il ricorso della difesa contro la misura cautelare disposta dal gip milanese il 19 novembre. Quella decisione era stata successivamente impugnata davanti alla Suprema Corte dagli avvocati Cicino e Ruga.
I rilievi della Cassazione sulle parole del collaboratore
Con la sentenza pronunciata il 24 aprile 2026, la Cassazione aveva accolto il secondo motivo del ricorso difensivo, rilevando alcune criticità nella valutazione delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele De Castro. I giudici di legittimità avevano ricordato che le dichiarazioni accusatorie di un coindagato o di un imputato in un procedimento collegato possono integrare i gravi indizi di colpevolezza soltanto quando, oltre a essere ritenute attendibili, siano sostenute da “riscontri estrinseci individualizzanti”. Elementi, cioè, capaci di collegare concretamente la persona accusata al fatto contestato. Secondo la Suprema Corte, il precedente Riesame aveva considerato sufficienti le dichiarazioni di De Castro attraverso riscontri che, però, non risultavano autonomi e individualizzanti rispetto alla posizione di Vincenzo Gallace.
Il riferimento ai “Gallace” e il nodo del presunto mandato
Nelle prime dichiarazioni rese il 23 agosto 2019, De Castro aveva indicato come presunti mandanti dell’omicidio i “Gallace”, precisando successivamente, dopo una domanda del pubblico ministero, il nome di Vincenzo Gallace. Anche durante l’interrogatorio del 10 marzo 2021 il collaboratore aveva nuovamente fatto riferimento, in termini generali, ai “Gallace”. La Cassazione aveva osservato che gli elementi richiamati dal Riesame riguardavano prevalentemente il possibile movente del mandato omicidiario, rimanendo però sul terreno della “mera probabilità” e senza assumere la consistenza di un riscontro individualizzante sul ruolo attribuito all’indagato. Da qui l’annullamento con rinvio e l’ordine al Tribunale di Milano di verificare nuovamente l’esistenza di elementi esterni capaci di sostenere la chiamata in correità di De Castro con specifico riferimento al presunto ruolo di Gallace nell’omicidio.
La nuova decisione: annullata la misura cautelare
Nel giudizio di rinvio il Tribunale del Riesame ha ora annullato l’ordinanza del gip, facendo venire meno la custodia cautelare disposta per il delitto Vivaldo. Un risultato favorevole alla difesa e, in particolare, alla linea sostenuta dagli avvocati Vincenzo Cicino e Mauro Ruga davanti ai giudici milanesi e alla Cassazione. La decisione riguarda esclusivamente la sussistenza dei presupposti necessari per mantenere la misura cautelare e non equivale a una sentenza di assoluzione. L’ipotesi accusatoria dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il cold case riaperto dopo venticinque anni
Il cold case dell’omicidio di Nicola Vivaldo era stato riaperto a distanza di circa venticinque anni dall’agguato avvenuto a Mazzo di Rho. Secondo la ricostruzione della Procura di Milano, Vivaldo sarebbe stato ucciso perché ritenuto un confidente delle forze dell’ordine. A Vincenzo Gallace viene contestato, in concorso, l’omicidio aggravato anche dall’agevolazione mafiosa. L’impianto cautelare nei suoi confronti poggiava soprattutto sulle dichiarazioni di De Castro. Proprio la tenuta e l’effettivo riscontro di quelle accuse sono finiti al centro del ricorso della difesa, dell’annullamento deciso dalla Cassazione e, infine, del nuovo verdetto con cui il Riesame ha cancellato la misura.











