“Sebbene una condanna a 25 anni di carcere non sia certamente una cosa da poco, riconoscere all’imputato le attenuanti generiche e ritenerle equivalenti nel bilanciamento con le aggravanti in un omicidio così efferato, lascia veramente senza parole. Ho sempre rispettato le sentenze, ma questa volta provo tanta nausea”. E’ il commento di Arturo Bova, legale di parte civile, in merito alla sentenza di primo grado in cui il giudice della Corte d’assise di Catanzaro ha condannato l’ex amante di Loredana Scalone, uccisa il 23 novembre 2020 alla Scogliera di Pietragrande, a 25 anni in luogo dell’ergastolo che aveva invece chiesto il pubblico ministero (LEGGI QUI).
“Poi manifestiamo, collochiamo le panchine rosse, mettiamo le scarpette rosse…… Ma a che serve? – ha proseguito Bova – Indignazione è l’unica parola da pronunciare in momenti simili. Ma non ci arrendiamo, siamo solo al primo grado di giudizio. Daremo battaglia in tutte le sedi e con ogni mezzo possibile”.
“Poi manifestiamo, collochiamo le panchine rosse, mettiamo le scarpette rosse…… Ma a che serve? – ha proseguito Bova – Indignazione è l’unica parola da pronunciare in momenti simili. Ma non ci arrendiamo, siamo solo al primo grado di giudizio. Daremo battaglia in tutte le sedi e con ogni mezzo possibile”.








