Si chiude con un rigetto l’appello cautelare della Procura di Catanzaro nell’ambito dell’operazione Kleopatra. Il Tribunale del Riesame ha confermato la decisione del gip, respingendo la richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Vetrano, per il quale l’accusa sollecitava l’arresto.
Associazione esclusa, restano i reati fine
Secondo i giudici, pur in presenza di gravi indizi per singole cessioni di stupefacenti risalenti al dicembre 2020, non emerge la prova di una partecipazione consapevole e stabile a un sodalizio criminale di stampo ‘ndranghetistico. Le intercettazioni delineano rapporti illeciti e transazioni di rilievo economico, ma non superano – scrive il Collegio – la soglia del rapporto sinallagmatico tra fornitore e acquirente, insufficiente a dimostrare l’affectio societatis.
Il fattore tempo pesa sulle esigenze cautelari
Determinante, nella valutazione, il fattore temporale. Le condotte contestate risalgono a circa cinque anni fa e, in assenza di elementi attuali, il Tribunale esclude il pericolo concreto e attuale di recidiva. Non sussistono neppure i rischi di inquinamento probatorio o di fuga, con un profilo personale ritenuto non allarmante e privo di precedenti specifici in materia di stupefacenti o criminalità organizzata.
Difesa accolta, appello respinto
Alla luce del quadro complessivo, l’appello del pm viene rigettato e l’ordinanza impugnata confermata. La difesa, affidata all’avvocato Vincenzo Cicino e all’avvocato Angela Porcelli, vede così riconosciute le proprie argomentazioni: nessuna misura cautelare personale nei confronti di Vetrano. Il Tribunale, richiamando la giurisprudenza di legittimità sul requisito dell’attualità delle esigenze cautelari, ribadisce che la gravità del titolo di reato non basta da sola. Serve una motivazione puntuale, soprattutto quando i fatti sono risalenti nel tempo. In operazione Kleopatra, questo standard non è stato ritenuto raggiunto.
Cos’è l’operazione Kleopatra
L’operazione Kleopatra è una vasta indagine giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, che ha fatto emergere l’esistenza di un articolato traffico internazionale di sostanze stupefacenti con collegamenti diretti con il Sudamerica e ramificazioni operative sul territorio italiano. L’inchiesta è stata condotta dai militari del Servizio Centrale I.C.O. e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, attraverso un lavoro investigativo lungo e complesso, basato su intercettazioni, accertamenti patrimoniali e ricostruzioni finanziarie.
Al centro dell’indagine vi sarebbe una struttura criminale organizzata, accusata a vario titolo di promuovere, dirigere, finanziare e gestire importazioni su larga scala di droga, con modalità tipiche dei traffici transnazionali: canali consolidati, ruoli definiti, movimentazione di ingenti flussi di denaro e reinvestimento dei profitti in beni immobili.
Il Gip del Tribunale di Catanzaro, accogliendo le richieste della Procura, ha inizialmente disposto la custodia cautelare in carcere per nove persone, ritenute figure apicali o comunque strategiche dell’organizzazione. Contestualmente è stato ordinato un sequestro preventivo, anche per equivalente, del profitto dei reati, quantificato in oltre 47 milioni di euro, oltre al sequestro di fabbricati e terreni per un valore di circa 600 mila euro, considerati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati.
Nel complesso, l’operazione ha coinvolto 59 indagati, delineando un quadro investigativo di dimensioni rilevanti, sia per il numero dei soggetti interessati sia per il volume economico del traffico contestato. Kleopatra rappresenta dunque uno dei filoni più significativi delle recenti attività di contrasto al narcotraffico internazionale, con l’obiettivo non solo di colpire i singoli responsabili, ma soprattutto di disarticolare i circuiti finanziari che alimentano le organizzazioni criminali.









