Un verdetto che va oltre le stesse aspettative della pubblica accusa e che squarcia il velo di silenzio su una squallida vicenda di abusi domestici. Il Tribunale di Catanzaro ha condannato a 10 anni di reclusione un uomo di 44 anni, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni della nipote minorenne. Una sentenza esemplare, superiore ai sette anni che erano stati inizialmente invocati dal Pubblico Ministero, a conferma della gravità dei fatti ricostruiti in aula.
L’ombra del lupo tra le mura di casa
I fatti risalgono a un periodo compreso tra la fine del 2018 e la primavera del 2019. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica della bambina — che all’epoca non aveva ancora compiuto 14 anni — per sottoporla a pesanti palpeggiamenti e atti sessuali.
Due, in particolare, gli episodi cristallizzati nel capo d’imputazione: il primo avvenuto l’8 dicembre 2018, nel pieno delle festività dell’Immacolata, e il secondo il 21 aprile 2019. Momenti di festa trasformati in incubi per la piccola, costretta a subire le attenzioni del parente che avrebbe dovuto proteggerla.
La decisione dei giudici e la difesa delle vittime
Il collegio giudicante non ha fatto sconti, riconoscendo la piena responsabilità dell’imputato e applicando una pena che riflette la ferocia psicologica del reato. Le parti civili, che hanno sostenuto il peso del processo al fianco della minore e della sua famiglia, sono state assistite dagli avvocati Antonello Talerico e Valerio Murgano.
Giustizia per l’innocenza violata
Con la condanna a un decennio di carcere, il tribunale ha messo un punto fermo su una vicenda che ha scosso il capoluogo calabrese. Resta ora il percorso di recupero per la giovane vittima, mentre per il 44enne si aprono le porte del carcere per una delle pene più pesanti comminate di recente per reati di questa natura nella zona.







