25 Luglio 2026
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Pianificò l’agguato a colpi di fucile ad Acri: arrestato il presunto mandante. Tradito da telecamere e intercettazioni

Il gip del Tribunale di Cosenza ha firmato l'ordinanza per tentato omicidio in concorso nei confronti di un 48enne con precedenti. La vittima si salvò fuggendo in macchina sotto una pioggia di piombo. L'indagato sorpreso dalle cimici mentre ordinava di distruggere il mezzo usato dai sicari

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Una scarica di colpi di fucile ad altezza uomo per eliminare un rivale, un’auto civetta preparata con cura per ingannare gli investigatori e l’ordine tassativo di distruggere ogni prova prima che i carabinieri arrivassero a stringere il cerchio. È la ricostruzione dell’agguato fallito nel Cosentino, sfociato in una nuova misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno. Destinatario del provvedimento è un uomo di 48 anni, accusato di essere il mandante e l’organizzatore del tentato omicidio in concorso commesso ai danni di un 51enne del posto.

L’agguato a colpi di fucile e la fuga provvidenziale

I fatti risalgono alla sera del 20 novembre 2024. La vittima stava facendo rientro a casa a bordo della propria vettura quando, nei pressi dell’abitazione, è stata affiancata da una Renault grigia. Da quell’auto è sceso un uomo con il volto coperto che ha iniziato a sparare a distanza ravvicinata utilizzando un fucile. I proiettili hanno centrato in pieno il veicolo, frantumando il parabrezza e devastando il montante dell’automobile. Solo la prontezza e la reazione istintiva del conducente, riuscito a inserire la marcia e a darsi a una rapida fuga, hanno impedito che la spedizione punitiva si trasformasse in un delitto consumato.

La targa prova e le analisi della Motorizzazione

Nonostante i sicari – ad oggi ancora non identificati – avessero tentato di coprire ogni traccia equipaggiando la vettura d’appoggio con una targa prova per impedirne la tracciabilità, l’attività investigativa è riuscita a ricostruire la filiera logistica dell’attacco. Gli inquirenti sono arrivati all’identificazione del mezzo incrociando i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, che avevano immortalato la Renault durante alcuni sopralluoghi perlustrativi eseguiti poco prima dell’agguato, con i riscontri cromatici e le schede tecniche ottenute tramite la Motorizzazione Civile.

Le intercettazioni ambientali e l’alibi concordato

A consolidare il quadro indiziario a carico del 48enne sono state le intercettazioni ambientali. Durante le captazioni, l’uomo ha di fatto ammesso le proprie responsabilità, impartendo direttive stringenti per distruggere immediatamente la vettura al fine di cancellare eventuali tracce biologiche o balistiche. Nelle conversazioni registrate dagli investigatori è emerso inoltre il tentativo di imbastire una versione di comodo in caso di controllo, cercando di coinvolgere un terzo soggetto per precostituirsi un alibi solido da esibire alle forze dell’ordine.

I precedenti e le valutazioni del Giudice

Nel disporre la misura cautelare degli arresti domiciliari, il giudice ha sottolineato il concreto e attuale pericolo di reiterazione di reati della stessa specie, evidenziando la particolare pericolosità del profilo dell’indagato. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali, risulta peraltro attualmente detenuto poiché coinvolto in un ulteriore episodio di tentato omicidio, avvenuto sempre nel territorio di Acri ad appena un mese di distanza dall’agguato del novembre 2024. Le indagini proseguono ora per identificare gli esecutori materiali dell’agguato.

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