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5 Giugno 2026
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Processo Cutro, la superstite accusa: “Siamo entrati nelle acque italiane ma nessuno ci ha salvati”

Al processo sul naufragio di Cutro parla la superstite afgana Mamozai Nigeena: “I soccorsi sono arrivati dopo 3-4 ore”. La 26enne racconta il caos sul caicco Summer Love

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“Perché quando siamo entrati nelle acque italiane nessuno è venuto a soccorrerci?”. È la domanda drammatica posta in aula da Mamozai Nigeena, 26enne afgana sopravvissuta al naufragio del caicco Summer Love, avvenuto il 26 febbraio 2023 davanti alle coste di Steccato di Cutro e costato la vita a 94 persone. La donna ha deposto nel processo sui presunti ritardi nei soccorsi che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto.

“Eravamo più di 180 persone, donne e bambini urlavano”

Nel suo racconto la giovane ha ricostruito le condizioni disperate a bordo dell’imbarcazione partita dalla Turchia. “Ero a bordo con mio marito. I trafficanti ci avevano detto che eravamo pochi, invece eravamo tantissimi”, ha raccontato. Secondo la superstite, sul caicco viaggiavano oltre 180 persone. “Hanno costretto tutti a buttare le valigie. Il mare non era più calmo e c’erano donne e bambini che gridavano. Era una situazione terribile”.

“Solo i trafficanti avevano i salvagenti”

La 26enne ha poi descritto l’assenza totale di misure di sicurezza durante la traversata. “Nessun passeggero aveva il salvagente. Gli unici dispositivi di sicurezza erano dei trafficanti”, ha dichiarato. Parole che aggravano ulteriormente il quadro già emerso sulle condizioni del viaggio affrontato dai migranti.

“Ho visto un elicottero sopra di noi”

Durante l’udienza, rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Enrico Calabrese, Mamozai Nigeena ha raccontato di avere sentito il rumore di un elicottero e visto qualcuno scattare fotografie dall’alto. Un dettaglio contestato dalla difesa di uno degli imputati, che ha ipotizzato potesse trattarsi di un aereo. La donna però ha respinto ogni dubbio. “Sono vissuta in Afghanistan e conosco la differenza tra un elicottero e un aereo”, ha risposto.

“I trafficanti si spaventarono e virarono verso la costa”

Secondo la ricostruzione della superstite, i trafficanti avrebbero cambiato improvvisamente rotta dopo avere visto alcune luci avvicinarsi. “Pensavano fosse la polizia e hanno virato bruscamente. È in quel momento che la barca si è infranta”. Da lì il caos. “Si sono rotti finestrini, legni, la barca. I bambini urlavano”.

“Mio marito chiamò i soccorsi, ma arrivarono ore dopo”

Uno dei passaggi più duri della testimonianza riguarda proprio i tempi dell’intervento. “Mio marito telefonò al numero di emergenza, ma i soccorsi arrivarono soltanto dopo 3 o 4 ore”, ha raccontato. Da qui la domanda che riecheggia nell’aula del Tribunale di Crotone. “Se eravamo entrati nelle acque italiane, perché nessuno è venuto a salvarci?”.

Il dolore dopo la tragedia: “Sola in un campo profughi”

Oggi Mamozai Nigeena vive ad Amburgo, in Germania, ed è seguita da una psicologa per i traumi subiti dopo il naufragio. Davanti al giudice ha affidato anche uno sfogo personale. “Noi siamo sopravvissuti, ma tante promesse non sono mai state mantenute. Sono rimasta sola in un campo rifugiati in Germania”. Una testimonianza che riporta al centro del processo il tema dei soccorsi mancati e delle responsabilità nella tragedia di Cutro.

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