Si riapre l’istruttoria dibattimentale nel processo di appello bis, nome in codice “Jonny“, che vede alla sbarra 39 imputati, travolti dalla maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, che nel 2017 ha inferto un duro colpo al clan Arena di Isola Capo Rizzuto, capace di imporre la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, avrebbe monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche.
In videoconferenza due pentiti
I giudici di secondo grado hanno accolto la richiesta di rinnovazione formulata della Procura generale, dopo il colpo di scena avvenuto in aula lo scorso 17 aprile, quando in aula ci si aspettava la sentenza dei giudici e invece sono stati depositati dal pg i verbali del neo pentito Andrea Guarnieri (difeso dall’avvocato Annalisa pisano) 31 anni, di Milano, ex azionista della cosca Catarisano, con base operativa nel territorio di Roccelletta, ed operante anche nei territori limitrofi sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e di Isola Capo Rizzuto (LEGGI) e quelli dell’ex killer della stessa cosca di ‘ndrangheta Sandro Ielapi (LEGGI). Entrambi i collaboratori di giustizia verranno sentiti in aula in videoconferenza il prossimo 28 maggio e intanto sono stati sospesi i termini di custodia cautelare per gli imputati sottoposti a restrizioni
I nomi degli imputati
Risale al febbraio del 2024 la requisitoria del pubblico ministero per i 39 imputati nel processo di appello bis, dopo la pronuncia della Cassazione. Si tratta di Antonio Francesco Arena (34enne), per il quale il pg aveva invocato 11 anni di carcere; Francesco Arena (34enne), 11 anni e 5 mesi; Francesco Antonio Arena, 8 anni e 4 mesi; Francesco Arena (65enne), 6 anni; Giuseppe Arena (59enne), 16 anni e 4 mesi; Giuseppe Arena (1986), 8 anni e 4 mesi; Pasquale Arena, 11 anni; Salvatore Arena, 10 anni e 8 mesi; Francesco Bruno, 12 anni; Raffaele Di Gennaro, 13 anni e 6 mesi; Domencio Falcone, 12 anni; Salvatore Foschini, 11 anni e 4 mesi; Francesco Gentile, 15 anni e 6 mesi; Antonio Giglio, 10 anni e 8 mesi; Nicolino Gioffrè, 13 anni e 4 mesi; Maurizio Greco, 11 anni e 8 mesi; Andrea Guarnieri, 8 anni; Nicola Lentini, 8 anni e 8 mesi; Paolo Lentini, 16 anni; Rosario Lentini, 15 anni; Vincenzo Lentini, 10 anni e 8 mesi; Giuseppe Lequoque, 14 anni; Costantino Lionetti, 10 anni e 8 mesi; Luigi Miniaci, 12 anni e 8 mesi; Angelo Muraca, 16 anni; Stefania Muraca, 2 anni; Benito Muto, 11 anni e 4 mesi; Domenico Nicoscia, 10 anni e 8 mesi; Salvatore Nicoscia, 10 anni e 8 mesi; Fortunato Pirrò, 11 anni; Antonio Poerio (53enne), 17 anni; Antonio Poerio (41enne), 10 anni e 8 mesi; Fernando Poerio, 16 anni e 4 mesi; Giuseppe Pullano, 11 ani e 4 mesi; Domenico Riillo, 14 anni; Francesco Romano, 13 anni e 6 mesi; Leonardo Sacco, 17 anni; Francesco Taverna, 11 anni; e Santo Tipaldi, 11 anni; Edoardo Scordio, 8 anni e 8 mesi; Salvatore Colacchio, 7 anni; Nicola Maiorino, 3 anni e 4 mesi; Domenico Poerio, 12; Francesco Cantore, 10 anni; e Pasquale Poerio, 3 anni e 8 mesi.
Le mani del clan sul Cara di Isola
La cosca Arena avrebbe messo per più di un decennio le mani sul centro di accoglienza immigrati “Cara” di Isola Capo Rizzuto, riuscendo ad accaparrarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione con l’aiuto del governatore della “Fraternità di misericordia” Leonardo Sacco. Servizi affidati ad imprese costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.
La longa manus della cosca nel capoluogo
La potente famiglia di ‘ndrangheta Arena avrebbe acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento nella città di Crotone e nel suo hinterland, conseguendo enormi profitti, alterando gli equilibri e precludendo l’accesso ad altri operatori commerciali. Avrebbe imposto la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, aveva monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro e nei comuni di Borgia e Vallefiorita, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, aveva messo a segno una serie infinita di danneggiamenti a fini estorsivi per esercitare il controllo sull’area.







