La scuola calabrese fatica a rialzarsi e i risultati delle prove Invalsi 2025 pubblicati dal Sole 24 Ore descrivono uno scenario di estrema criticità. A distanza di anni dall’emergenza pandemica, il recupero dei livelli di apprendimento appare ancora un obiettivo lontano, con un calo che in alcune aree del Paese tocca gli undici punti rispetto al 2019. Sebbene il fenomeno riguardi ormai l’intera penisola, comprese le grandi metropoli del Nord come Milano e Torino, è nel Mezzogiorno che la ferita appare più profonda e difficile da rimarginare. La Calabria, in particolare, si conferma fanalino di coda nelle competenze fondamentali di italiano e matematica, pilastri essenziali per l’accesso all’università e per l’ingresso in un mercato del lavoro sempre più esigente.
Il crollo dei livelli minimi di competenza
L’analisi territoriale dei dati rivela numeri allarmanti che evidenziano una disparità strutturale rispetto al resto d’Italia. Per quanto riguarda la lingua italiana, a fronte di una media nazionale del 52,7%, la provincia di Catanzaro si ferma al 42,8%, seguita da Cosenza e Vibo Valentia entrambe al 41,9%. La situazione più complessa si registra a Reggio Calabria con il 45,7% e soprattutto a Crotone, dove appena il 36,2% degli studenti raggiunge la sufficienza, segnando uno dei valori più bassi su scala nazionale. Il quadro si fa ancora più cupo se si sposta l’osservazione sulla matematica, disciplina in cui la media italiana del 50,7% rimane un miraggio per tutte le province della regione. Reggio Calabria guida la classifica interna con il 44,5%, mentre Catanzaro non supera il 41,8%. Cosenza e Vibo Valentia si attestano al 40,1%, ma è nuovamente Crotone a detenere la maglia nera nazionale con un drammatico 31,2%.
Dispersione scolastica e nuove certificazioni nel Curriculum dello studente
Oltre al deficit di competenze, il report analizza i fattori sociali e infrastrutturali che alimentano questa deriva, tra cui la carenza di servizi educativi e il fenomeno dello spopolamento giovanile. Un dato parzialmente positivo emerge sul fronte della dispersione scolastica complessiva, che a livello nazionale scende all’8,2%, riuscendo ad anticipare il target europeo del 9% fissato per il 2030.
Tuttavia, questo miglioramento non cancella le fragilità del Sud, dove il rischio di abbandono resta elevato. Una novità rilevante dell’anno in corso è l’integrazione ufficiale dei risultati Invalsi nel Curriculum dello studente allegato al diploma. Questo provvedimento rende le prove non più un semplice test statistico, ma un elemento centrale del profilo formativo individuale, certificando le competenze effettivamente acquisite durante il percorso scolastico.
Le conseguenze di lungo periodo per il futuro delle nuove generazioni
Dietro le statistiche e le percentuali si nasconde una doppia emergenza che mina il diritto allo studio e le prospettive di sviluppo della regione. Il mismatch tra formazione e mondo del lavoro rischia di aggravarsi ulteriormente se non si interviene sulle criticità strutturali che penalizzano gli studenti calabresi. La Calabria si trova così a dover affrontare una sfida che va oltre le mura delle aule scolastiche, incrociando temi cruciali come l’efficienza dei servizi e il contrasto alla povertà educativa. Senza un intervento deciso che riduca il divario territoriale, le nuove generazioni rischiano di pagare un prezzo altissimo in termini di opportunità e mobilità sociale, restando intrappolate in un sistema che non riesce a garantire parità di condizioni di partenza rispetto ai coetanei del resto del Paese.







