L’ex consigliere regionale Vincenzo Sculco rompe il silenzio all’indomani delle pesantissime richieste di pena avanzate dalla Procura nell’ambito del processo scaturito dalla maxi-inchiesta Glicine Acheronte. Il procedimento intende far luce su un presunto comitato politico-affaristico che avrebbe condizionato gli assetti amministrativi della Regione Calabria tramite l’assegnazione di appalti e incarichi pubblici, avvalendosi in taluni casi del contributo della criminalità organizzata crotonese. Nel corso di una conferenza stampa indetta per analizzare la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Rho, il politico con un lungo passato nella DC, nel PPI, nella Margherita e infine fondatore del movimento ‘I Demokratici’ ha respinto integralmente gli addebiti. La Procura ha sollecitato 96 condanne per un totale di 587 anni di carcere,chiedendo tra l’altro 6 anni per l’ex presidente della Regione Mario Oliverio, 4 anni e 6 mesi per l’ex vicepresidente Nicola Adamo e per l’ex consigliere Sebastiano Romeo, oltre a 5 anni per l’ex consigliera Flora Sculco.
“Mi difenderò con le unghie e con i denti, ora e per sempre”, ha detto l’ex consigliere regionale della Calabria Vincenzo Sculco nel corso della conferenza stampa indetta all’indomani della richiesta a 21 anni di reclusione avanzata dal pubblico ministero Alessandro Rho. L’esponente politico ha ammesso che a fargli più male in questa vicenda è stato il coinvolgimento della figlia Flora “che non c’entra niente”.
La battaglia sulle perizie e la contestazione delle intercettazioni
Affiancato dal proprio legale, l’avvocato Mario Nigro, Sculco ha ripercorso le tappe di una vicenda giudiziaria che lo ha visto finire agli arresti domiciliari nel giugno 2023, misura revocata soltanto un mese fa, fino all’incardinamento del dibattimento nell’ottobre 2024 davanti al Tribunale di Crotone contro cento imputati. La difesa ha focalizzato l’attenzione sulle discrasie tra le conclusioni del PM e gli esiti dei riscontri tecnici. Tra i punti illustrati spiccano le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Farao relative alle regionali del 2014, che secondo i legali sarebbero state smentite dalle perizie e dal dibattimento in aula.
“Mi hanno buttato addosso l’intero codice penale” ha affermato l’esponente politico mentre l’avvocato Nigro ha parlato di biblicità” della richiesta di condanna: 21 anni di reclusione.
“Non è che il pm vince il processo se Sculco viene condannato, lo vince se ne dimostra la colpevolezza” ha chiosato il difensore precisando che l’esponente politico è stato sottoposto ininterrottamente a intercettazione dal 2016 al 2022 senza che emergesse mai nulla di rilevante: “sono stati impiegati 25 periti per trascrivere tutte le intercettazioni che hanno riempito 71 faldoni ma mai una volta è stato ascoltato dire “vi faccio questo se mi date quest’altro“. Insomma, i migliori testimoni a discapito di Sculco sono proprio le intercettazioni”.
Monitoraggio investigativo e verso le arringhe difensive
L’avvocato Nigro ha rimarcato come l’esponente politico sia stato oggetto di un’imponente attività d’indagine condotta in sinergia da Ros dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Direzione Investigativa Antimafia, sostenendo che gli esiti non abbiano offerto elementi di riscontro alle tesi della Procura.
L’avvocato Nigro, in proposito ha sottolineato che l’esponente politico e’ stato ascoltato e osservato contemporaneamente dal Ros dei carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato e Dia senza risultati apprezzabili. “Ma di tutto questo il pm in aula non ha tenuto conto avanzando una richiesta di pena spropositata che non tiene conto di quanto emerso nel dibattimento”. Il processo prosegue ora con le arringhe difensive, la sentenza è attesa per il 2027.














