× Sponsor
12 Marzo 2026
13 C
Calabria
spot_img

Processo Handover alla cosca Pesce: otto condanne confermate in appello, due imputati assolti (NOMI)

La Corte d’Appello di Reggio Calabria conferma in larga parte la sentenza del Tribunale di Palmi. Ribaltate però due posizioni: assolti Antonino Palaia e Michele Larosa

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato in larga parte la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Palmi nel processo nato da uno dei filoni dell’operazione “Handover-Pecunia Olet”, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che nell’aprile del 2021 portò all’arresto di 52 persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nelle attività della cosca Pesce di Rosarno. La seconda sezione penale, presieduta da Elisabetta Palumbo, ha confermato le principali condanne pronunciate in primo grado.

Restano quindi ferme le pene a 14 anni di reclusione per Francesco Pesce (classe 1988), 12 anni e 6 mesi per Tiberio Sorrenti, 12 anni per Giuseppe Seminara, 9 anni ciascuno per Salvatore Copelli e Francesco Giovinazzo, 8 anni per Domenico Bellocco, 3 anni e 6 mesi per Domenico Ciurleo e un anno di reclusione per Arcangelo Michele Scattarreggia.

L’inchiesta sulla cosca Pesce

Il procedimento riguarda uno dei tronconi dell’indagine che aveva acceso i riflettori sulle attività della cosca Pesce, ritenuta tra le più influenti del panorama della ’ndrangheta. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo sarebbe stato coinvolto in diversi reati, tra cui associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione e cessione di stupefacenti, porto illegale e ricettazione di armi, oltre a episodi di estorsione e favoreggiamento aggravati dal metodo mafioso. L’operazione investigativa si è basata in larga parte su una complessa attività di intercettazioni ambientali e altri accertamenti tecnici svolti nel corso delle indagini.

L’assoluzione di Antonino Palaia

Nel giudizio di secondo grado la Corte ha invece assolto Antonino Palaia, difeso dall’avvocato Carmelo Naso. L’imputato era stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per favoreggiamento personale, ma i giudici d’appello hanno ribaltato la decisione pronunciando nei suoi confronti la formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Il ribaltamento della condanna per Michele Larosa

La pronuncia più articolata riguarda però la posizione di Michele Larosa, inizialmente condannato a 8 anni di reclusione per un’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Accogliendo l’impugnazione presentata dall’avvocato Domenico Infantino del Foro di Palmi, affiancato dall’avvocato Domenico Barone, la Corte ha disposto l’assoluzione dell’imputato all’esito della rinnovazione istruttoria svolta nel giudizio d’appello.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE