La prima sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Giuseppe Di Renzo nell’interesse di Luca Ciconte, 39 anni, di Filandari, imputato nel processo Nemea, dichiarando non esecutiva nei suoi confronti la sentenza emessa il 19 ottobre 2022. I giudici hanno disposto, per l’effetto, l’inefficacia dell’ordine di esecuzione pena emesso dalla Procura Generale, determinando l’immediata scarcerazione del detenuto, che potrà proseguire a piede libero il processo in cui è coinvolto.
L’annullamento con rinvio della Cassazione
La decisione interviene dopo che la Corte di Cassazione, il 21 gennaio 2025, aveva annullato con rinvio per due capi d’imputazione la sentenza di secondo grado che aveva condannato Ciconte alla pena di 13 anni e 5 mesi di reclusione. Nel provvedimento, la Corte d’Appello evidenzia come sia il trattamento sanzionatorio, sia il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, negate nei precedenti giudizi di merito, debbano essere nuovamente esaminati nel giudizio di rinvio, risultando pertanto ancora sub iudice.
Nessuna pena definitiva eseguibile
Allo stato, per Ciconte non esiste una pena detentiva certa suscettibile di esecuzione, essendo divenuta definitiva soltanto la condanna per un capo di imputazione. Da qui la dichiarazione di non esecutività dell’ordine di carcerazione. L’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione riguarda, per Ciconte e per la moglie Caterina Soriano, i reati di associazione mafiosa ed estorsione ai danni del bar “Perla Nera” di Mesiano.









