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10 Maggio 2026
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Pugni e minacce “ti brucio vivo”: chiesto il rinvio a giudizio per un imprenditore di Catanzaro e altri 2 (NOMI)

Avrebbero perseguitato e reso impossibile la vita ad un ex dipendente per dissuaderlo dal fare istanza di fallimento e aggredito il titolare di un ristorante

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Vessazioni, minacce di morte “ti brucio vivo, ti faccio sparare, ti uccido”, insulti pesanti contro colui che voleva proporre istanza di fallimento con tanto di schiaffo e pugno in testa e contro chi avesse osato assumerlo in un locale di Catanzaro “te la faremo pagare”. Con le ipotesi di accusa, a vario titolo di stalking e lesioni personali aggravate il sostituto procuratore Sara CacciaGuerra ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell’imprenditore di Catanzaro Michele Roberto Giglio,33 anni, del padre Gennaro Giglio, 69 anni, e della madre Angela De Feo, 65 anni, gli ultimi due destinatari della misura cautelare di avvicinamento alle persone offese.

“Sei un lordone, ti faccio vedere io chi sono”

I fatti si sarebbero verificati tra aprile e maggio 2024 e il 3 luglio 2025 e secondo le ipotesi accusatorie tutti e tre gli indagati avrebbero impedito ad un ex dipendente di avanzare istanza di fallimento sulla società Mirogi srl di Michele Roberto Giglio, molestando, compiendo atti persecutori nei confronti del lavoratore terrorizzato per la propria incolumità e per quella dei suoi familiari al punto da modificare le proprie abitudini di vita, evitando di frequentare bar dove era solito fare colazione per non incontrare Gennaro Giglio. Una paura basata sul fatto che quest’ultimo sarebbe stato avvezzo informarsi dal proprietario del locale della sua presenza nel locale. E non solo. Si sarebbe appostato in orario notturno sotto casa sua, lo avrebbe pedinato e in una circostanza  mentre si trovava a bordo della sua auto avrebbe fatto finta di investirlo. Lui insieme alla moglie Angela De Feo, avrebbero offeso l’ex dipendente: “sei un lordone… ti faccio vedere chi sono… ladro… sfruttatore…ti faccio sparare, ti uccido”. 

“Te la farò pagare figlio di puttana”

E dopo averlo minacciato Gennaro Giglio avrebbe aggredito la vittima prima con uno schiaffo in viso e poi con un pugno in testa facendolo cadere a terra e provocandogli un trauma facciale, giudicata guaribile in 10 giorni come da referto in atti, mentre De Feo avrebbe continuato a intimidirlo. Michele Roberto Giglio gli avrebbe sputato la maglia con un preciso avvertimento :“te la farò pagare figlio di puttana”. Ma c’è di più. De Feo e il figlio Michele Giglio, avrebbero costretto il titolare di un ristorante a non assumere nella propria attività l’ex dipendente e il fratello.

Le millantate amicizie politiche

Lei avrebbe effettuato innumerevoli telefonate dal contenuto minaccioso al titolare del ristorante precisando che se li avesse assunti lo avrebbe denunciato e avrebbe fatto sì che il locale venisse posto sotto sequestro, millantando anche importanti amicizie politiche avvertendolo che avrebbe fatto disporre la chiusura del locale anche qualora non venisse rilevata alcuna violazione normativa. In occasione dell’inaugurazione d quel ristorante avrebbero inviato finanche il proprio dipendente per scattare foto al locale e riportare alla parte offesa l’ informazione: “ la signora De Feo è alla Capitaneria di porto che aspetta solo le foto per denunciarla”. Poi sia la De Feo che il figlio avrebbero contattavano telefonicamente la parte offesa e dopo aver ammesso di aver inviato nel locale il loro dipendente avrebbero insultavano il titolare dandogli del mafioso e proferendo la frase “te la faremo pagare”.  

L’udienza preliminare

Ora la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro Giada Maria Lamanna, che ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 5 febbraio, giorno in cui nel contraddittorio tra accusa e difesa, deciderà se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura.

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