Davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Alfredo Cosenza, è sfilata una delle testimoni più attese del processo per la scomparsa e l’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice agricola di Laureana di Borrello sparita nel nulla il 6 maggio 2016 in località Montalto, nel comune di Limbadi, nel Vibonese. Si chiama Lia Staropoli, ha 46 anni, è originaria di Limbadi ed è avvocatessa. Non conosceva Maria Chindamo. Ma quella mattina di primavera di dieci anni fa si trovava a percorrere ogni giorno quella strada statale che scende da Limbadi verso Rosarno, per accompagnare sua madre all’appuntamento con una collega insegnante. Una routine che, senza che lei lo sapesse, la trasformò in testimone oculare di uno degli episodi più inquietanti della cronaca giudiziaria calabrese degli ultimi anni.
“Alle 7.10 vidi l’auto bianca ferma e una macchina nera che faceva inversione”
Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Annamaria Frustaci, ha condotto l’esame ricostruendo minuto per minuto il tragitto della testimone in quella mattina di maggio. Staropoli ha spiegato di percorrere quotidianamente quella strada sopraelevata che da Limbadi scende verso il rettilineo di Montalto. “Prima dell’ultima curva – ha raccontato – la strada è sopraelevata e consente di vedere tutto il rettilineo. Io guardavo sempre verso il rettilineo per capire se sopraggiungevano dei tir, che essendo la curva stretta è difficile consentire il transito di due veicoli”. Ed è proprio in quel momento che notò qualcosa di insolito. Il verbale reso ai Carabinieri lo stesso pomeriggio del 6 maggio 2016 — che il pm ha utilizzato come contestazione in aiuto della memoria — recita con precisione: “Alle 7:10 circa transitavo a bordo della mia autovettura in località Montalto, con direzione Rosarno“. In quel frangente, la Staropoli vide tre veicoli: “un’auto bianca più lunga, nei pressi del cancello” — quella che poi avrebbe riconosciuto come appartenente a Maria Chindamo — “e dietro un’autovettura nera, più piccola, che si stava accingendo a fare inversione di marcia“.
Il fuoristrada vecchio e sporco che catalizzò la sua attenzione
Ma non fu tutto. Appena uscita dalla curva, un terzo veicolo si immise repentinamente dalla sua destra. “Si è immesso molto repentinamente“, ha detto la teste, “molto vecchio e molto sporco. Procedeva lentamente e ogni tanto io guardavo per capire se c’era modo di superarlo. Questo mi ha impedito di vedere oltre, cosa stesse succedendo”.
Un dettaglio — quello del fuoristrada vecchio e sporco con un telone che sventolava — che ha scatenato uno dei momenti più accesi dell’udienza, quando l’avvocato difensore Salvatore Staiano ha contestato alla testimone di non averlo menzionato nel verbale del 6 maggio 2016. “Lei lo ripete cinquanta volte oggi, eppure quando l’hanno sentita non lo ha mai detto“, ha incalzato il legale. La risposta della Staropoli è stata diretta: “Forse in quel momento pensavo che fosse più importante per gli inquirenti la macchina scura che stava facendo inversione di marcia“. E ancora: “Ho cercato di essere più celere possibile per consentire le ricerche prima possibile di questa signora”.
Il ritorno alle 7.30: l’uomo che aspettava vicino all’auto bianca
Alle 7.30 circa, di ritorno dopo aver lasciato la madre all’appuntamento, la Staropoli ripassò per la stessa strada. Stavolta il quadro era diverso: l’auto nera non c’era più, ma la Dacia bianca di Maria Chindamo era ancora ferma al medesimo posto. E accanto c’era qualcuno. Nel verbale del 6 maggio 2016, contestato dal pm in aiuto della memoria, la testimone aveva dichiarato: “Vicino a detta autovettura vi era un soggetto di sesso maschile”, descritto come “a piedi, dall’apparente età di 45-50 anni, di corporatura bassa, brizzolato, vestito con abiti scuri“.
In aula, a distanza di dieci anni, la Staropoli ha ammesso di non ricordare più quei dettagli con precisione: “Non so se ho avuto modo di dichiarare qualcosa all’epoca, ma adesso non ricorderei nulla di questa persona“. La contestazione del pm ha però fissato quei particolari agli atti, confermati dalla stessa testimone come attendibili in quanto resi nell’immediatezza dei fatti. Un passaggio delicato ha riguardato le modalità con cui la Staropoli era entrata in contatto con le forze dell’ordine. La donna ha spiegato di aver chiamato prima la Stazione dei Carabinieri di Limbadi, poi direttamente il Capitano Manzone, con cui era in buoni rapporti. “Gli ho detto: sono passata stamattina proprio lì, dove non si trova quella signora. Ho visto un’altra macchina che faceva inversione di marcia“. Il capitano la invitò a raggiungerlo sul posto. Fu lì che la Staropoli mostrò agli inquirenti il punto esatto da cui aveva osservato la scena. Nel pomeriggio, alle 16:00, fu sentita formalmente dai carabinieri.
Il controesame: distanza, orari e la memoria a dieci anni di distanza
L’avvocato Francesco Sabatino ha incalzato la testimone sulla distanza da cui aveva osservato i veicoli. “Una distanza così lontana da non riconoscere il modello delle autovetture“, ha sottolineato il legale. La Staropoli ha convenuto: “Un marchio come Alfa, come Volkswagen è impossibile da vedere da quella distanza. Mentre invece la vettura la si può notare“. L’avvocato ha poi puntato l’attenzione sull’orario delle 7.10: come faceva la testimone a essere così precisa in un momento in cui stava impegnando una curva impegnativa? La risposta è stata pratica: “Siccome mia madre aveva un appuntamento con la collega, avevo la necessità di essere puntuale. Avevo l’esigenza di regolarmi anche con il tempo“.
Udienza rinviata al 26 marzo
Al termine della deposizione di Staropoli, la Corte ha sentito anche il secondo testimone in programma, Giovanni Tagliafierro, ispettore di Polizia e compagno sentimentale di Maria Chindamo, il cui esame — lungo e articolato, basato su tre verbali e una registrazione — è stato avviato ma il controesame è stato differito all’udienza del prossimo 26 marzo.









