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18 Marzo 2026
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Raid omicida nel Vibonese, chiesto l’ergastolo per “Cicko” Olivieri: due morti e tre feriti nella strage del 2018

La Procura Generale di Catanzaro ha chiesto la condanna all’ergastolo per Francesco Olivieri, detto “Cicko”, imputato per il duplice omicidio di Michele Valarioti e Giuseppina Mollese e per il tentato omicidio di tre persone nel Vibonese

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La Procura Generale di Catanzaro ha chiesto la condanna all’ergastolo per Francesco Olivieri, 39 anni, di Nicotera, noto come “Cicko”, accusato di un raid omicida avvenuto l’11 maggio 2018 nel Vibonese. L’uomo deve rispondere di duplice omicidio aggravato, tentato omicidio, oltre che di lesioni personali, danneggiamento e detenzione illegale di armi.

Il processo dopo il doppio annullamento della Cassazione

Il procedimento è attualmente in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dopo un secondo annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione. Un passaggio giudiziario che ha riportato il caso al centro dell’attenzione, riaprendo il confronto tra accusa e difesa sulla ricostruzione dei fatti e sulla responsabilità dell’imputato.

La strage del 2018: due morti e tre feriti

Il raid armato del 2018 sconvolse il territorio tra Nicotera e Limbadi, provocando la morte di Michele Valarioti e Giuseppina Mollese, uccisi a colpi di fucile. Nel corso della stessa azione rimasero ferite altre tre persone: Francesca Vardè, Vincenzo Timpano e Pantaleone Timpano. Un episodio di violenza che gli inquirenti hanno ricondotto a una azione punitiva maturata in un contesto personale e familiare.

La perizia: “Pienamente capace di intendere e volere”

Nel corso del processo, una perizia disposta dalla Corte d’Assise d’Appello ha stabilito che Francesco Olivieri era pienamente capace di intendere e volere al momento dei fatti. Un elemento ritenuto centrale dalla pubblica accusa per sostenere la richiesta della pena dell’ergastolo.

La difesa: “Incapace al momento dei fatti”

Di diverso avviso la difesa dell’imputato, che ha prodotto una perizia di parte secondo cui Olivieri sarebbe stato incapace di intendere e volere al momento del raid. Secondo quanto riferito dallo stesso imputato, il gesto sarebbe stato dettato dalla volontà di vendicare il fratello Mario, ucciso nel 1997. Sarà ora la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro a valutare le prove e le perizie contrastanti per arrivare alla decisione finale su uno dei casi di cronaca più gravi degli ultimi anni nel Vibonese.

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