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6 Giugno 2026
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Rapina all’ufficio postale di Gerocarne, rigettato l’appello del pm: confermata l’assoluzione di Tripodi e Siclari

La Corte di Catanzaro accoglie le tesi difensive e respinge le richieste della Procura, ok alla sentenza del tribunale di Vibo Valentia. Confermati anche due anni per Scibilia

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Si è concluso con la conferma del verdetto di primo grado il procedimento penale relativo alla rapina aggravata (art. 628 c.p.), ricettazione e reati in materia di armi (L. 110/75) perpetrati il 3 giugno 2019 presso l’ufficio postale di Gerocarne (Vibo Valentia). La Corte di Appello di Catanzaro (II Sezione penale), presieduta dalla dottoressa Carotenuto (Relatore Dott.ssa Mastroianni), ha rigettato l’appello presentato dalla pubblica ministero (Dott.ssa Aliberti). La sentenza odierna accoglie integralmente le argomentazioni difensive e ripropone il dispositivo emesso in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia.

Assoluzioni confermate e condanna stabilizzata

Il punto centrale del verdetto è la piena assoluzione di due degli imputati: Giorgio Tripodi, assistito dall’avvocato Giuseppe Grande; Giuseppe Siclari, difeso dall’avvocato Giuseppe Gentile. Entrambi gli imputati sono stati mandati assolti dalle gravissime accuse contestate, ribadendo l’esito della sentenza di primo grado che, all’epoca, aveva avuto ampia ribalta mediatica sui quotidiani locali. Contestualmente, è stata confermata la condanna a 2 anni di reclusione nei confronti del terzo imputato, Carmine Scibilia, per la rapina.

La Procura aveva chiesto pene severissime

L’ufficio di Procura aveva impugnato la sentenza di primo grado chiedendo in appello una corposa attività di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. In particolare, era stato sollecitato l’esame del DNA su un familiare di uno degli imputati e un nuovo esame sulla perizia antropometrica della difesa Tripodi. La richiesta di condanna avanzata dalla Procura era significativamente più severa rispetto all’esito finale: 8 anni e 6 mesi di reclusione per Tripodi e Sisciari, e 3 anni per Scibilia. La Corte, tuttavia, ha ritenuto di non accogliere l’atto di gravame, chiudendo il secondo grado di giudizio con la piena conferma della sentenza assolutoria per due dei tre imputati.

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