Un giudizio netto, senza sfumature. Il procuratore della Repubblica di Crotone Domenico Guarascio interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia e boccia l’impianto della proposta durante un’iniziativa a Catanzaro. “Questa riforma costituzionale non affronta nessun problema della giustizia ma purtroppo ne pone altri molto più pericolosi”.
Il nodo del Csm e l’equilibrio tra poteri
Al centro delle critiche, il meccanismo di selezione dei componenti del Csm, ritenuto in grado di alterare i rapporti tra politica e magistratura. “Riformare il Csm nella misura in cui si prevede un sorteggio integrale per i magistrati, mentre i parlamentari scelgono in maniera indiretta, preselezionano, i propri rappresentanti, crea di fatto uno squilibrio fra poteri, un indebolimento della magistratura e una primazia della politica”.
Un assetto che, secondo Guarascio, non rafforzerebbe il sistema ma finirebbe per condizionarlo. “Ciò non si traduce in autorevolezza ma diventa un gioco di forze rispetto alla presenza preponderante, orchestrata e in qualche misura organizzata, della componente laica all’interno del Csm”.
Le criticità in Calabria
Il procuratore sposta poi il focus sulle condizioni concrete degli uffici giudiziari, in particolare nel territorio calabrese. “A queste latitudini i problemi sono scarsità di risorse, piante organiche, personale amministrativo che ogni anno se ne va in pensione, scoperture e persino mancanza di computer”.
Secondo Guarascio, si tratta di emergenze strutturali che la riforma non affronta. “Tutto questo la riforma non lo vede e lo bypassa facendo credere ai cittadini che il problema della giustizia in Calabria sia la terzietà del giudice quando in realtà abbiamo più della metà delle assoluzioni”.
Processi lunghi e carenze di organico
Il tema si allarga ai tempi della giustizia e alla funzionalità del sistema. “Il problema non è che non ci sono le condanne piuttosto che un processo arriva a definizione dopo dieci anni. Questo richiederebbe una implementazione degli organici dei magistrati, significherebbe dover mettere mano al codice di procedura penale con una certa sapienza”.
La critica sulla “terzietà del giudice”
Infine, un passaggio polemico sul dibattito pubblico e sulle posizioni di alcune componenti del sistema. “Inoltre non capisco perché le componenti private, tipo l’avvocatura, si ostinino a far credere ai cittadini che la presunta terzietà del giudice sia la panacea di tutti i mali. Senza contare la sfiducia alimentata e l’accusa mossa nei confronti della magistratura come se fossero persone poco imparziali, terze o poco accorte. Mi sembra un argomento insostenibile”.









