Alla vigilia del voto, l’avvocato Giovanna Fronte non lascia spazio a interpretazioni. La sua è una posizione chiara, radicale, che affonda le radici in una critica profonda alla riforma della giustizia. “Voto no alla riforma messa in campo dal centrodestra, ma lo avrei fatto anche se l’avesse proposta il centrosinistra – chiarisce – perché su una cosa sono d’accordo con il ministro Nordio: questa riforma fa bene a chi ha il potere. Oggi alla destra, domani alla sinistra. Questo spiega tutto”. Una bocciatura senza appello: “È una riforma che fa bene solo al potere contro un potere, non ai cittadini”.
“Non risolve i problemi della giustizia”
Il primo punto, per Fronte, è dirimente. La riforma non incide sulle vere criticità del sistema. “Non risolve i problemi della giustizia che noi avvocati tocchiamo ogni giorno nei tribunali – afferma – nel modo più assoluto. La campagna referendaria è stata costruita come se fosse la panacea di tutti i mali, ma non è così”.
Sul nodo più delicato, quello del rapporto tra pubblico ministero e politica, l’avvocato non arretra. “Si dice che si voglia assoggettare il pm alla politica. È vero”. Poi però precisa:
“Nessuno scriverà mai in una legge ‘assoggettiamo il pm al potere politico’. Ma il problema sta nel sistema che si costruisce attorno, e in particolare nel meccanismo del sorteggio”.
Il nodo del sorteggio: “Dubbi che diventano realtà”
È qui che Fronte individua il cuore della riforma. “Tutti si sono fermati all’idea del sorteggio, ma bisogna guardare come funziona davvero – spiega – perché i dubbi, se analizziamo il meccanismo, diventano realtà concrete”. E approfondisce: “La componente laica sarà scelta tra persone indicate dal Parlamento: professori, avvocati, soggetti ‘ben visti’ dalla politica. Poi verranno sorteggiati. Ma da chi sono stati scelti? Dalla politica”. Un passaggio che, secondo il legale, apre a possibili influenze indirette: “Questa riforma serve a chi governa, oggi o domani. Serve al potere”.
“Votare no significa difendere la Costituzione”
Per Fronte, il voto contrario non è conservazione sterile, ma una scelta di garanzia. “Votare no significa lasciare le cose come stanno, ma la nostra Costituzione ha garantito autonomia e indipendenza della magistratura per oltre un secolo”. Poi aggiunge un passaggio politico: “Non abbiamo oggi una classe dirigente all’altezza dei padri costituenti. Per questo cambiare ora è rischioso”.
La frattura tra avvocati: “Libertà di voto, ma niente verità assolute”
Non manca un riferimento alla spaccatura nella categoria forense, dove molti si sono espressi per il sì. “Non so spiegare questo appiattimento – ammette – ma credo che siano scelte personali. La cosa positiva è che c’è stato confronto, ed è giusto così”. Sul piano concreto, l’avvocato è categorica. “Questa riforma non giova a nessuno: né ai cittadini, né ai testimoni, né ai collaboratori di giustizia, né alle vittime”. E rincara: “Metterà in campo solo uno scontro tra poteri, ma non aiuterà nessuno”.
Il punto dimenticato: le vittime
Nel finale, Fronte sposta l’attenzione su un tema spesso trascurato. “Si parla di accusa e difesa, ma si dimenticano le vittime – sottolinea – il processo non è un triangolo, è un quadrilatero”. Quindi spiega: “La parte civile è fondamentale, contribuisce al raggiungimento della verità sostanziale. Eppure nessuno ne parla”. Infine, una riflessione personale sul proprio percorso professionale. “Non sono un avvocato dei collaboratori di giustizia – precisa – io sto dalla parte delle persone che soffrono, che hanno visto calpestati i loro diritti, spesso in territori segnati dalla ‘ndrangheta”. E conclude:
“In questo territorio chi ha la schiena dritta viene definito coraggioso. Io mi sento solo un avvocato che applica la Costituzione”.









