La riforma costituzionale della giustizia accende il confronto anche in Calabria. A Reggio Calabria, nel corso di un incontro organizzato dal Siulp, il sindacato di polizia, si sono confrontate posizioni opposte sul progetto di riforma e sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Tra i sostenitori del Sì al referendum c’è Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale, che ha difeso l’impianto della riforma sostenendo che non rappresenta una modifica sostanziale della Carta, ma piuttosto una sua applicazione.
“Questa legge in realtà non è una modifica sostanziale della Costituzione, è un’applicazione della Costituzione. Il pubblico ministero dovrebbe essere contento di questa riforma perché la Costituzione non prevede che il pubblico ministero sia un magistrato. E invece questa riforma dice che lo è, con la funzione requirente, e gli dà una assoluta indipendenza, costituendo un apposito Consiglio superiore della magistratura”.
Il confronto tra sostenitori del Sì e del No
Il dibattito ha visto contrapporsi due visioni diverse della riforma. Accanto a Prosperetti è intervenuto l’avvocato Carlo Morace, componente dell’Organismo congressuale forense, anch’egli favorevole alla riforma.
A sostenere invece le ragioni del No sono stati il procuratore aggiunto Stefano Musolino e il sostituto procuratore Grazia Ballo, in un confronto che ha messo al centro il tema della separazione delle carriere e del ruolo del pubblico ministero nel sistema giudiziario italiano.
Il cuore della riforma, infatti, riguarda proprio la distinzione tra le funzioni requirenti e quelle giudicanti, con l’istituzione di organismi autonomi di autogoverno per le due carriere.
Prosperetti: “Più terzietà per il magistrato”
Secondo Prosperetti la riforma potrà produrre effetti concreti soprattutto nel lungo periodo, quando la separazione tra giudici e pubblici ministeri diventerà pienamente operativa.
“Dovremmo guardare alla ratio concreta di una disposizione che darà i suoi frutti quando le carriere saranno obiettivamente separate, quando il magistrato sarà messo in una posizione di maggiore terzietà e forse avremo più sentenze di non luogo a procedere”.
Il vicepresidente emerito della Consulta ha anche sollevato il tema dei tempi della giustizia, sottolineando come molte assoluzioni arrivino troppo tardi rispetto ai danni subiti dagli imputati.
“Il problema è che in Italia ci sono troppe assoluzioni, ma queste assoluzioni vengono dopo dieci anni. Molte di quelle assoluzioni, che hanno comunque rovinato gli imputati, dovevano essere risolte in udienza preliminare”.
Il nodo dei processi troppo lunghi
Il ragionamento di Prosperetti si inserisce nel dibattito più ampio sulla durata dei processi e sull’equilibrio tra accusa e difesa nel sistema giudiziario italiano.
Secondo i sostenitori della riforma, la separazione delle carriere potrebbe rafforzare la terzietà del giudice e favorire decisioni più rapide già nelle prime fasi del procedimento, evitando che processi destinati all’assoluzione si protraggano per anni.
Un confronto destinato a proseguire anche nei prossimi mesi, mentre la discussione politica e giuridica sulla riforma della giustizia continua ad animare il dibattito nazionale.








