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6 Marzo 2026
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Rimborsopoli Calabria, le assoluzioni di 18 ex consiglieri regionali diventano definitive (NOMI)

Arriva la certificazione di irrevocabilità della sentenza emessa lo scorso mese di luglio. Si chiude definitivamente un procedimento giudiziario iniziato oltre dieci anni fa

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Si chiude definitivamente uno dei processi più lunghi e discussi sulla gestione dei fondi pubblici della politica calabrese. Un procedimento penale scaturito dalla nota inchiesta “Rimborsopoli”. Nelle scorse ore la sezione penale dibattimento del Tribunale di Reggio Calabria ha certificato l’assoluzione definitiva per 18 ex consiglieri regionali a vario titolo coinvolti nella vicenda giudiziaria divenuta una vera e propria odissea protrattasi per dieci lunghi anni. La sentenza emessa il 18 luglio del 2025 è ora irrevocabile.

Capitolo chiuso definitivamente

Con la certificazione di irrevocabilità, diventa definitiva l’assoluzione per Antonino De Gaetano, Alfonsino Grillo, Ferdinando Aiello, Giuseppe Bova, Emilio De Masi, Sandro Principe, Demetrio Battaglia, Pietro Amato, Bruno Censore, Mario Franchino, Mario Maiolo, Carlo Guccione, Antonio Scalzo, Francesco Sulla, Agazio Loiero, Vincenzo Antonio Ciconte, Giovanni Raso e Nicola Adamo. Nel certificato compaiono anche i nominativi di Diego Fedele e Giovanni Franco per cui il reato è stato dichiarato prescritto Per tutti loro la sentenza non è più impugnabile e la vicenda giudiziaria si chiude in modo definitivo.

“Tredici anni sono un tempo lungo, ma non abbastanza lungo da cambiare la verità dei fatti”, ha commentato l’ex consigliere regionale Alfonsino Grillo che ha aggiunto: “Ho affrontato questa prova con dignità e fiducia nella giustizia. Mi torna alla mente una frase di Alexandre Dumas che dice che la verità, prima o poi, emerge sempre dalle profondità del tempo. Oggi quella verità è emersa in modo definitivo, e l’irrevocabilità della sentenza pone una pietra tombale su questa vicenda dalla quale traggo un insegnamento. Nella vita pubblica la cosa più preziosa che una persona possiede è la propria dignità, se la custodisci con coerenza, il tempo diventa il tuo alleato”.

L’inchiesta “Erga omnes” e il caso Rimborsopoli

Il processo nasce dall’inchiesta denominata “Erga omnes”, avviata dalla Procura di Reggio Calabria nel 2015, che riguardava l’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari del Consiglio regionale della Calabria. Gli accertamenti si concentravano su rimborsi percepiti tra il 2010 e il 2012 e su una serie di spese che, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero state riconducibili ad attività istituzionali. All’epoca l’indagine ebbe un forte impatto politico. Tre indagati finirono agli arresti domiciliari, mentre per altri cinque venne disposto il divieto di dimora in Calabria.

Gli investigatori passarono al setaccio scontrini, ricevute e rendicontazioni dei gruppi consiliari, contestando in alcuni casi spese per viaggi, soggiorni, regali, momenti conviviali e altri acquisti ritenuti non coerenti con l’attività politica o istituzionale. Le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari, avrebbero evidenziato in alcuni casi discrepanze tra la documentazione presentata e le movimentazioni dei conti correnti dei gruppi.

La sentenza di luglio: 6 condanne, 18 assoluzioni e due prescrizioni

Il 18 luglio 2025 il Tribunale di Reggio Calabria, presieduto dal giudice Silvia Capone, ha pronunciato la sentenza al termine di un lungo dibattimento. Il verdetto ha ridimensionato in parte l’impianto accusatorio iniziale. Il collegio ha infatti disposto sei condanne, diciotto assoluzioni e due prescrizioni. La pena più alta è stata inflitta all’ex assessore regionale Luigi Fedele, condannato a cinque anni di reclusione. Condannati anche l’ex senatore ed ex consigliere regionale Giovanni Bilardi a quattro anni e otto mesi, il collaboratore Carmelo Trapani a tre anni e sei mesi, gli ex consiglieri regionali Giovanni Nucera a quattro anni, Alfonso Dattolo a quattro anni e otto mesi e l’ex assessore Pasquale Tripodi a tre anni e sei mesi. Per tutti i condannati, ad eccezione di Tripodi, il Tribunale ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione. Sono stati invece dichiarati prescritti i reati contestati a Diego Fedele, figlio dell’ex assessore Luigi Fedele, e a Giovanni Franco, componente della struttura dell’ex assessore Tripodi.

Le tesi della difesa

Durante il processo, molte difese hanno sostenuto la legittimità delle spese contestate, affermando che i rimborsi erano stati utilizzati per attività legate al funzionamento dei gruppi consiliari e non per fini personali. Secondo la linea difensiva, le somme sarebbero state impiegate nell’interesse dell’attività politica e istituzionale, e in alcuni casi sarebbero state anche restituite eventuali eccedenze non utilizzate. Le posizioni degli imputati erano inoltre differenziate tra loro, con spese di natura e importo molto diversi. Con la certificazione di irrevocabilità della sentenza, registrata il 4 marzo 2026 nel registro delle esecuzioni penali, si chiude definitivamente un procedimento giudiziario iniziato oltre dieci anni fa.

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