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4 Marzo 2026
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Rinascita Scott, assoluzione definitiva per l’ex sindaco Gianluca Callipo: la Dda decide di non fare appello

Durante l'udienza del processo d'appello, il pubblico ministero e il procuratore generale hanno annunciato la rinuncia al ricorso per altri due imputati

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La Dda di Catanzaro ha deciso di non fare appello contro l’assoluzione di Gianluca Callipo, ex sindaco di Pizzo. Era stato imputato nel processo “Rinascita Scott” per concorso esterno in associazione mafiosa e abuso d’ufficio, ma, dopo l’assoluzione in primo grado, la procura antimafia ha deciso di rinunciare a ricorrere in secondo grado.

Rinuncia all’appello

Durante l’udienza del processo d’appello, il pubblico ministero, Annamaria Frustaci, e il procuratore generale, Luigi Maffia, hanno annunciato la rinuncia all’appello nei confronti di Callipo e di altri due imputati, Maria Alfonsina Stuppia (ex responsabile dell’ufficio urbanistico del Comune di Pizzo) e Daniele Pulitano, ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca “Razionale-Gasparro” di San Gregorio d’Ippona. Essendo stato abrogato l’abuso d’ufficio, l’accusa ha deciso di rinunciare all’appello nei confronti di Callipo, Stuppia e Pulitano e questo ha determinato l’irrevocabilità delle assoluzioni disposte in primo grado nei confronti degli imputati.

La sentenza di primo grado

In primo grado il Tribunale collegiale di Vibo aveva assolto Gianluca Callipo, ma nelle motivazioni aveva sostenuto: “Emerge senza dubbio una condotta tutt’altro che trasparente che ha mostrato di acconsentire a contatti e rapporti con esponenti della consorteria criminale verosimilmente con l’intento di ottenerne il consenso in vista delle consultazioni elettorali. La prova appare insufficiente non avendo consentito di individuare lo specifico e consapevole contributo causale che Callipo avrebbe fornito alla consorteria, residuando il dubbio che la condotta abbia effettivamente superato la soglia della mera contiguità compiacente”. La Dda aveva quindi presentato appello contro l’assoluzione sostenendo “l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione”. La Procura catanzarese aveva inoltre posto l’accento sulle intercettazioni che avrebbero potuto far luce sulla “perdurante inerzia del Comune di Pizzo” rispetto a un’occupazione abusiva, nonché sulle presunte ingerenze sulle attività del Comune per società in cui avrebbe avuto interessi personali”. Accuse che però escono definitivamente dal processo.

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