7 Ottobre 2026
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Rinascita Scott, in 16 a processo per falsa testimonianza: c’è anche l’ex giudice Petrini. Udienza slittata al 2027

Dopo la prima comparizione del 24 settembre, il procedimento a Lamezia Terme torna in aula l’11 febbraio. All’ex magistrato viene contestato di aver negato la partecipazione a logge coperte, contraddicendo le dichiarazioni rese a Salerno

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Da testimoni di Rinascita Scott a imputati per falsa testimonianza. Sono sedici le persone chiamate a rispondere delle dichiarazioni rese nel maxiprocesso ai clan vibonesi: per la Procura avrebbero taciuto fatti, negato circostanze o cambiato versione rispetto ai racconti consegnati agli investigatori. Tra loro c’è l’ex giudice Marco Petrini, accusato di aver negato in aula la partecipazione a logge massoniche coperte, contraddicendo quanto aveva dichiarato ai magistrati di Salerno. Dopo la prima udienza del 24 settembre, il procedimento davanti al Tribunale di Lamezia Terme è stato rinviato all’11 febbraio 2027. La Procura lametina, con il pubblico ministero Gualberto Buccarelli, ha infatti esercitato l’azione penale attraverso la citazione diretta a giudizio.

Dagli atti di Rinascita Scott al procedimento sui testimoni

L’origine della vicenda risale al 20 novembre 2023, giorno della sentenza di primo grado di Rinascita Scott. Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto da Brigida Cavasino, dispose la trasmissione degli atti alla Procura affinché fossero valutate alcune testimonianze emerse durante il dibattimento. La Dda di Catanzaro aveva già sollecitato, nelle proprie conclusioni, approfondimenti sulle dichiarazioni ritenute false o reticenti. Il collegio aggiunse anche le posizioni di Benito Tavella e Ottavio Geranio. Le deposizioni contestate furono rese davanti al collegio vibonese, ma materialmente nell’aula bunker della zona industriale di Lamezia Terme. È questo il luogo indicato nei capi d’imputazione come sede delle presunte false testimonianze. Il decreto contesta il relativo reato, senza attribuire alle condotte un’aggravante mafiosa.

Petrini e le due versioni sulle logge coperte

Tra le sedici posizioni, quella dell’ex giudice Marco Petrini riguarda le dichiarazioni rese nell’udienza dell’8 novembre 2022. Secondo la Procura, l’ex magistrato avrebbe affermato di non aver mai partecipato a logge massoniche coperte, di non conoscerne le formalità di adesione e gli obblighi derivanti dall’appartenenza. Una versione che l’accusa considera incompatibile con quanto lo stesso Petrini aveva raccontato alla Procura di Salerno il 25 e il 29 febbraio 2020.

Il decreto richiama quelle precedenti dichiarazioni, nelle quali Petrini aveva descritto una riunione a metà del 2018 in uno studio legale di Catanzaro. Aveva riferito di esservi stato accompagnato, di essere stato presentato agli altri partecipanti e di aver manifestato interesse a entrare in quella che, nel suo racconto, era un’associazione segreta. Aveva inoltre indicato magistrati e avvocati che, a suo dire, erano presenti, fornendo dettagli sulle modalità di adesione e sui rapporti tra gli appartenenti. È su questa divergenza tra le dichiarazioni del 2020 e la testimonianza del 2022 che si concentra l’imputazione.

Gli spari a Rombiolo e i ricordi contestati alla famiglia Porcelli

Un gruppo di imputazioni riguarda quanto sarebbe accaduto il 13 e il 14 aprile 2017 a Rombiolo, nei pressi dell’abitazione della famiglia Porcelli. Sono coinvolti Concetto Porcelli, Tommasina Porcelli, Umberto Porcelli e Maria Rosa Crudo. Le contestazioni mettono a confronto i racconti forniti durante le indagini con quelli successivamente resi in aula. Per l’accusa, Concetto Porcelli avrebbe dichiarato di non ricordare circostanze già riferite ai carabinieri: l’arrivo di due persone su una Fiat Panda rossa, il tentativo di introdursi nella proprietà, gli spari e il ritorno della stessa vettura il giorno successivo. Anche le deposizioni di Umberto Porcelli e Maria Rosa Crudo vengono contestate per presunte omissioni sui medesimi episodi. Alla donna viene inoltre attribuito di aver negato di conoscere il proprio rapporto di parentela con Giuseppe Antonio Accorinti.

Per Tommasina Porcelli, la cui testimonianza risale al 17 novembre 2022, la Procura evidenzia differenze nel racconto del passaggio dell’auto e dell’intervento dei militari, oltre che nella descrizione degli occupanti. Il decreto richiama, in particolare, quanto aveva riferito agli investigatori sulla vettura che non si sarebbe fermata all’alt e avrebbe rischiato di investire un carabiniere.

Il matrimonio, gli invitati e il prezzo del ricevimento

La posizione di Antonio Iellamo riguarda il matrimonio celebrato il 14 settembre 2016 nel suo locale per ricevimenti in occasione delle nozze di Antonio Gallone, nipote di Pasquale Gallone. Nella deposizione del 13 febbraio 2023, secondo l’accusa, Iellamo avrebbe omesso informazioni sul numero degli invitati e sul prezzo effettivamente pagato. In aula avrebbe riferito di non ricordare quanti fossero i partecipanti e di non poterli quantificare perché si sarebbero seduti liberamente. La Procura contrappone a questa versione le precedenti indicazioni di 300-320 invitati. Contesta inoltre di non aver riferito che il prezzo praticato sarebbe stato di circa 40 euro a persona, a fronte dei 115 euro mediamente richiesti nello stesso periodo.

L’albergo, la profumeria e il denaro dei giostrai

A Ottavio Geranio viene contestato di aver negato, nell’udienza del 23 gennaio 2023, di aver ricevuto richieste illecite ed estorsive relative a un hotel da lui gestito. Per Antonino Miceli, invece, l’accusa riguarda la negazione di pressioni o ingerenze nella gestione di un immobile di sua proprietà a Lamezia Terme, in relazione ai contrasti con la famiglia Artusa. La Procura richiama conversazioni intercettate che ritiene incompatibili con la sua testimonianza. Altre due posizioni ruotano intorno ai rapporti con Paolino Lo Bianco. Debora Giurgola, che lavorava in una profumeria di Vibo avrebbe negato richieste di assunzione e omesso circostanze relative alla consegna di documenti e a un successivo colloquio con una sua parente. Antonio Del Prete è accusato di aver reso dichiarazioni false sulla raccolta di denaro e biglietti tra i giostrai presenti a Vibo Valentia, da consegnare a Lo Bianco, e sulla natura dei loro rapporti. Anche in questi casi, le contestazioni si fondano sul confronto con le attività investigative richiamate nel decreto.

Le altre accuse: dal carcere di Vibo al debito di 150 euro

Per Rocco Caniglia, l’imputazione riguarda il rifiuto di rispondere su circostanze già raccontate alla polizia penitenziaria nel 2013: le regole non scritte durante la detenzione e i problemi di convivenza con altri detenuti nel carcere di Vibo. Fortunato La Gamba è accusato di aver fornito una versione falsa sul ritrovamento di una pistola da parte del suocero, descrivendolo come casuale durante una passeggiata sul lungomare di Bivona.

Ad Antonietta Staglianò viene contestato di aver dichiarato di non ricordare informazioni già fornite alla Questura di Catanzaro su un ristoratore e sulle ragioni per cui le sarebbe stato suggerito di non frequentarne il locale. L’ex collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, secondo la Procura, avrebbe invece reso dichiarazioni generiche e poi sostenuto di non ricordare quanto aveva riferito alla Guardia di finanza nel 2003.

La posizione di Domenico Paglianiti riguarda un debito di 150 euro con Sergio Gentile, le modalità con cui sarebbe stato saldato e il successivo trasferimento a Brescia che, nelle precedenti dichiarazioni, aveva collegato al timore per la propria incolumità. A Benito Tavella vengono infine contestate omissioni e contraddizioni sul contenuto di conversazioni con Giuseppe Mancuso, confrontate dall’accusa con le intercettazioni.

Il prossimo passaggio davanti al giudice

Il procedimento comprende dunque sedici imputati e altrettante contestazioni individuali. Il decreto indica tra i difensori, gli avvocati Giacomo Iaria, Salvatore Sorbilli, Vladimir Solano, Carmine Pandullo, Antonio Porcelli, Giuseppina Immacolata Calello, Giuseppe Orecchio, Michele Cerminara, Vincenzo Ruberto, Filippo Barbagiovanni Gasparo, Massimiliano Carnovale, Diego Antonio Orazio Brancia e Tommaso Zavaglia. L’appuntamento fissato per l’11 febbraio 2027 riguarda la fase predibattimentale. Le responsabilità restano da accertare e tutti gli imputati sono presunti innocenti. Al centro delle contestazioni ci sono le parole pronunciate nell’aula di Rinascita Scott e la loro corrispondenza con quanto gli stessi testimoni avevano raccontato prima di comparire davanti al collegio.

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