× Sponsor
6 Maggio 2026
6 Maggio 2026
spot_img

Sequestro Mazzotti, la sentenza che inchioda la ’ndrangheta:“Cristina trattata come merce sacrificabile”

Le motivazioni della Corte d’Assise di Como ricostruiscono il rapimento e l’omicidio della giovane come parte di una strategia criminale: il profitto prima della vita. Ergastolo per Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò.

spot_img

“Non fu mai considerata una persona da salvare”. Le parole dei giudici della Corte d’Assise di Como sono nette: Cristina Mazzotti venne trattata come un bene “fungibile e consumabile”, sacrificabile pur di garantire il successo dell’operazione. Una definizione che va oltre il singolo delitto e chiama in causa l’intero sistema dei sequestri di persona.

Il rapimento della 18enne, avvenuto il 30 giugno 1975 a Eupilio, non fu un’azione improvvisata, ma l’avvio di una sequenza criminosa consapevole, in cui l’eliminazione della vittima era già contemplata.

Il contesto: la stagione dei sequestri

I giudici collocano il caso dentro un quadro storico preciso: quello della “stagione dei sequestri” che, a partire dalla metà degli anni Settanta, rappresentò uno dei principali strumenti di accumulazione della ‘ndrangheta nel Nord Italia.

Un sistema rodato, dove il sequestro non era solo un mezzo di pressione economica, ma un vero modello imprenditoriale criminale. In questo schema, la vita della vittima diventava subordinata al risultato finale: il riscatto.

Le responsabilità e la condanna

A distanza di decenni, la giustizia ha individuato gli esecutori materiali. Decisiva, oltre alla confessione di Latella, è stata una prova scientifica: un’impronta rinvenuta nel 2007 sull’auto della vittima, che ha riaperto il caso.

Ma soprattutto, ha pesato il riconoscimento diretto: il fidanzato e un’amica di Cristina hanno identificato senza esitazioni Calabrò come l’uomo armato presente la sera del rapimento.

La Corte ha quindi condannato entrambi all’ergastolo, sancendo una verità giudiziaria che lega il delitto non solo ai singoli imputati, ma a un metodo mafioso strutturato.

Una morte annunciata

Secondo i giudici, non si trattò di un rischio “astratto”. Il sequestro implicava già in partenza la possibilità concreta di uccidere. Cristina Mazzotti, ritrovata morta il primo settembre 1975 in una discarica di Galliate, fu vittima di una logica spietata: il profitto prima di tutto, anche della vita.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img