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20 Aprile 2026
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Sistema di corruzione e favoritismi in una scuola a Crotone, dirigente e genero patteggiano

Dalle indagini emergerebbero concorsi manipolati e corruzione all'Istituto Pertini-Santoni: l'inchiesta travolge 23 indagati per le risposte vendute ai candidati docenti

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La vicenda giudiziaria che ha travolto l’istituto scolastico Pertini-Santoni di Crotone giunge a un punto di svolta decisivo con la definizione delle responsabilità penali dei principali protagonisti.
L’ex dirigente scolastica e suo genero hanno scelto la via del patteggiamento, chiudendo formalmente una pagina buia per il sistema educativo calabrese. La decisione del giudice per le indagini preliminari, arrivata dopo il parere favorevole della Procura, ha sancito condanne significative che riflettono la gravità delle accuse documentate durante le indagini condotte dai Carabinieri.

Un meccanismo di potere radicato tra le mura scolastiche

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la scuola era diventata il fulcro di un vero e proprio sistema clientelare dove il merito veniva sistematicamente messo da parte a favore degli interessi privati.
Le indagini hanno coinvolto complessivamente ventitré persone, accusate a vario titolo di reati gravissimi che vanno dalla corruzione alla truffa, passando per il peculato e il falso in atto pubblico. Il cuore dell’illecito risiedeva nella gestione dei percorsi formativi, in particolare per quanto riguarda l’accesso alle specializzazioni per l’insegnamento di sostegno.

Dagli esposti degli imprenditori ai vantaggi familiari

L’intera impalcatura accusatoria ha preso il via dalla denuncia coraggiosa di un imprenditore edile, il quale avrebbe subito pressioni per eseguire lavori privati gratuitamente in cambio di futuri appalti all’interno dell’istituto.
Questo episodio ha scoperchiato un vaso di Pandora che includeva anche la compravendita delle risposte per i test di ingresso ai concorsi universitari, garantendo una corsia preferenziale a chi era disposto a pagare. Oltre alla manipolazione delle selezioni, è emersa una gestione familiare dei fondi pubblici, con stipendi erogati alla figlia della preside per presenze lavorative mai effettivamente registrate e l’uso di documentazione mendace per favorire candidati compiacenti.

Le condanne concordate e la chiusura del capitolo cautelare

Il percorso processuale si è concluso con l’accettazione delle pene proposte dai legali dei due principali indagati.
L’ex preside ha concordato una reclusione di quattro anni e sei mesi, mentre per il genero, figura chiave nella gestione dei flussi didattici legati a un polo universitario, la pena è stata fissata a tre anni e otto mesi.
Contestualmente a questa decisione, il tribunale ha disposto la revoca delle misure cautelari domiciliari a cui erano sottoposti, segnando la fine della fase restrittiva mentre la comunità scolastica tenta di lasciarsi alle spalle un periodo segnato da profonde ombre sulla trasparenza amministrativa.

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