Notte fonda sulle sorti di Angelica Causil, 28 anni, donna transgender di origine colombiana, sparita da Rende il 25 novembre. Le verifiche effettuate dagli investigatori sulle telecamere di videosorveglianza non hanno prodotto risultati utili. I filmati acquisiti in via Majorana, la strada dove la giovane risiedeva, non mostrano movimenti riconducibili a lei.
Analogo esito negativo è arrivato dall’analisi degli impianti installati nelle stazioni ferroviarie di Quattromiglia, Cosenza e Paola: in nessun frame compare l’immagine della 28enne.
Da allora, nessun contatto. Angelica non ha chiamato né scritto alla famiglia, che vive a Valencia, nel nord della Colombia, né alla sua più cara amica, una connazionale residente a Napoli. Il silenzio è proseguito anche durante le festività: Natale, Capodanno ed Epifania. Un comportamento definito dagli inquirenti inusuale, che ha rafforzato le preoccupazioni della Procura di Cosenza, guidata dal procuratore Vincenzo Capomolla, titolare del fascicolo.
Un territorio segnato da assenze
La scomparsa di Angelica riporta alla memoria altri casi irrisolti avvenuti nel Cosentino nel corso degli anni. Vicende diverse, non collegate tra loro né attribuite a contesti di criminalità organizzata, ma accomunate dall’assenza di risposte definitive.
Rina Pennetti, svanita nel nulla nel 2009
Il 6 ottobre 2009 scompare Rina Pennetti, 33 anni, di Spezzano Sila, madre di due figli e appartenente a una famiglia di imprenditori. Quella mattina esce in auto con un amico e raggiunge Rende. L’uomo si ferma in un negozio di vernici, lei resta ad attenderlo in macchina. Al ritorno, l’auto è vuota.
Una parrucchiera della zona riferisce agli inquirenti di aver visto la donna entrare nel suo salone, pronunciare frasi sconnesse e poi allontanarsi. Poco distante vengono ritrovati borsetta e cellulare, abbandonati sul selciato, a circa 300 metri dal punto in cui era parcheggiata l’auto.
Negli anni successivi emergono segnalazioni di presunti avvistamenti a Fuscaldo, Padova e Milano, mai confermati. Di Rina Pennetti non si è saputo più nulla.
Luigi Sebillo, disperso in mare a 16 anni
Il 23 febbraio 2003 scompare Luigi Sebillo, 16 anni, nelle acque davanti all’Isola di Dino, a Praia a Mare. È in barca con un amico che racconta agli inquirenti di una raffica di vento improvvisa che li avrebbe costretti a gettarsi in mare. Lui riesce a raggiungere la riva, Luigi no.
Il corpo del ragazzo non verrà mai recuperato. L’inchiesta sulla sua morte è stata più volte riaperta dalla Procura di Paola, su richiesta dei familiari, senza arrivare a una conclusione.
La scomparsa di Benedetta Roccia
Nell’area tirrenica cosentina si colloca anche la vicenda di Benedetta Roccia, una bambina di 3 anni sparita nei boschi collinari sopra Cetraro. Era con la sorellina Adelina mentre i genitori, Ferruccio e Anna, raccoglievano fragole.
Secondo il racconto della sorella maggiore, la piccola sarebbe stata portata via da un “uomo brutto e con i baffi”. I genitori finirono sotto inchiesta, accusati di averla venduta a una coppia facoltosa senza figli. L’indagine si concluse con la loro assoluzione con formula piena. Di Benedetta non si è mai più avuta notizia.
Tre donne senza nome
A queste sparizioni si aggiungono casi ancora più inquietanti: tre donne trovate morte e mai identificate.
Il 4 aprile 1984, in località Sciabiche di Acquappesa, viene rinvenuto il corpo nudo di una donna tra i 30 e i 40 anni. Al ginocchio sinistro è attorcigliato un filo di ferro con il calco di un uccello. Secondo il medico legale, la morte risaliva ad almeno 30 giorni prima. Nessuna denuncia di scomparsa.
Il 13 febbraio 1985, a circa 300 metri di distanza, sulla stessa spiaggia, viene trovato il cadavere di un’altra donna, tra i 50 e i 60 anni, con un foro di tre centimetri nel cranio. Anche in questo caso, nessuna segnalazione. Entrambe vengono sepolte nel cimitero di Acquappesa come “ignote”, a spese del Comune.
Nel 1999, in contrada Sanginello di Belvedere Marittimo, viene scoperto il corpo di una terza donna, tra i 25 e i 35 anni, morta da almeno sei mesi. L’autopsia stabilisce che è stata strangolata. Gli indumenti, secondo l’esame merciologico, risultano fabbricati nell’Est europeo. Nessuno ne reclama il corpo, che viene sepolto come ignoto nel cimitero di Belvedere.
Indagini aperte, risposte assenti
Il caso di Angelica Causil si inserisce in una lunga sequenza di sparizioni e identità perdute che attraversano decenni nel territorio cosentino. Le indagini sono ancora in corso, ma al momento restano prive di riscontri concreti.














