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13 Maggio 2026
13 Maggio 2026
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Stangata alla cosca Gallace, mente internazionale del narcotraffico: inflitte pesanti condanne (NOMI)

Regge in primo grado l'inchiesta della Dda di Catanzaro. Condannato l'ex latitante Cosimo Damiano Gallace, considerato il reggente della cosca di 'ndrangheta

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Si chiude il primo capitolo giudiziario per 4 imputati, appartenenti alla cosca Gallace, in qualità di organizzatori e partecipi, giudicati con rito ordinario, coinvolti nell’inchiesta Molo 13, scattata ad aprile del 2021 e che ha visto impegnate due Procure, quella del capoluogo calabrese e quella di Firenze, portando, all’epoca dei fatti all’arresto di 23 persone tra Calabria e Toscana con le accuse di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di droga e detenzione di arma da fuoco. Un’inchiesta che mira a far luce su contatti diretti con i narcos colombiani, fiumi di cocaina dell’ordine di oltre 1.200 chili alla volta da distribuire in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia e che punta a dimostrare come la mente del narcotraffico internazionale è a Guardavalle, versante jonico catanzarese e come a gestire l’imponente giro d’affari siano i Gallace.

Le condanne

Il Tribunale collegiale di Catanzaro presieduto da Lidia Gennaro ha sentenziato nei confronti nei confronti del reggente dell’omonima cosca Cosimo Damiano Gallace, la cui latitanza, dopo circa un anno, è terminata all’alba del 7 ottobre del 2021 catturato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Catanzaro, coadiuvati dal Gis (Gruppo di intervento speciale) e dallo Squadrone eliportato cacciatori Calabria, 30 anni di reclusione come richiesto dal pubblico ministero Debora Rizza in aula. Inflitti 30 anni anche a Domenico Vitale e Francesco Galati (per i quali i giudici hanno accolto la richiesta a 30 anni ciascuno),mentre Angelo Gagliardi è stato condannato a 17 anni e 6 mesi (il pm in aula ha invocato 19 anni di reclusione).

Operazione Molo 13

L’operazione denominata “Molo 13”, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai Reparti speciali dello Gico di Catanzaro e dallo Scico della Guardia di Finanza di Roma, svelando un grave quadro indiziario nei confronti di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle e riconducibile alla famiglia Gallace, che avrebbero messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di tipo ‘ndranghetistico, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.

Il nuovo volto dei Gallace

Un’inchiesta che ha portato anche a comprendere il nuovo volto dei Gallace: da semplice famiglia di ‘ndrangheta a vera e propria impresa criminale, attraverso numerose attività illecite che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica del sodalizio e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.

I messaggi criptati e il sequestro di cocaina

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. Avrebbero utilizzato, per il traffico illecito, metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica). A seguito del sequestro da parte delle autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata PGP, estrapolati proprio da questo tipo di server, con la collaborazione del rappresentante italiano in servizio a Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia PGP. Con la decriptazione della messaggistica, da parte dello Scico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, sarebbero emerse significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificando i sodali e ricostruendo numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura di oltre 150 chilogrammi di cocaina sequestrata nel maggio 2017 nel porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra le persone coinvolte, avrebbe consentito di rilevare che dalla Colombia era stato commissionato l’acquisto di circa 200 chili di cocaina. La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.

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