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18 Marzo 2026
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Tragedia al parco acquatico di Rende: la Procura chiede l’archiviazione per la morte della piccola Simona

La consulenza medico-legale scagiona gli indagati: il decesso della bimba di 8 anni sarebbe stato inevitabile. Ora la parola passa al GIP, mentre la famiglia valuta l'opposizione.

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Svolta giudiziaria nel caso della piccola Simona Vanessa Szilagyi, la bambina di 8 anni di origine romena che perse la vita il 30 giugno 2025 presso il parco acquatico “Santa Chiara” di Rende. La Procura della Repubblica di Cosenza ha formalizzato la richiesta di archiviazione per l’inchiesta che mirava a far luce sulle circostanze del tragico annegamento.

Attualmente, nel registro degli indagati figurano tre persone: l’amministratrice della società di gestione della struttura, il suo convivente e una bagnina. Tuttavia, gli accertamenti tecnici sembrano aver fatto cadere le ipotesi di responsabilità penale, orientando il procedimento verso la chiusura definitiva.

Il nodo del defibrillatore e l’inevitabilità dell’evento

L’elemento cardine che ha spinto i magistrati verso la richiesta di archiviazione è la consulenza medico-legale depositata agli atti. Secondo i periti, la morte della bambina non si sarebbe potuta evitare in alcun modo, rendendo di fatto irrilevante, ai fini del nesso di causalità, anche la mancanza del defibrillatore, che quel giorno non era presente nella struttura.

Questa valutazione tecnica escluderebbe un collegamento diretto tra le eventuali mancanze organizzative del parco e l’esito fatale del malore o dell’incidente in acqua. In assenza di una manovra o di uno strumento in grado di cambiare il destino della piccola Simona, viene meno il presupposto per contestare l’omicidio colposo.

Il futuro del procedimento: la decisione del GIP

Nonostante l’orientamento della Procura, la vicenda giudiziaria non è ancora chiusa. Spetta ora al Giudice per le indagini preliminari valutare se accogliere l’istanza dei pubblici ministeri o, al contrario, disporre ulteriori approfondimenti investigativi.

Resta inoltre l’incognita sulla posizione della famiglia della vittima, che ha la facoltà di opporsi alla richiesta di archiviazione. Una mossa che aprirebbe un nuovo capitolo in un dramma che continua a scuotere l’opinione pubblica cosentina, segnato da un dolore profondo e da interrogativi che la perizia medica ha solo parzialmente placato.

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