Nel pomeriggio di ieri si è concluso innanzi al Tribunale penale di Catanzaro compmon (presidente dottoressa Ferraioli) il processo a carico di Gianpaolo Danilo Lamanna (difeso dagli avvocati Pietro Chiodo e Francesco Severino). Dopo i vibrati interventi del collegio difensivo, nel tardo pomeriggio veniva emessa la sentenza a carico dell’imputato, che veniva condannato alla pena di 8 mesi di reclusione, con riqualificazione del fatto con l’ipotesi della lieve entità della illegale detenzione di cocaina (si trattava, in particolare, di 60 grammi di sostanza stupefacente) e concessione delle circostanze attenuanti generiche, nonostante la pesante richiesta punitiva dell’organo di Procura di ben tre anni di reclusione.
I fatti risalenti al 2018
Il fatto-reato risale al lontano 2018 e si è consumato nel quartiere Aranceto di Catanzaro. Parzialmente accolte dunque le richieste della difesa dell’imputato, che sin dalla prime indagini aveva manifestato il proprio sincero ravvedimento, confessando i fatti e dichiarando altresì la propria esclusiva paternità’ in ordine alla illegale detenzione della sostanza dopante, che non era comunque finalizzata allo spaccio bensì all’uso esclusivamente personale al fine di soddisfare la propria triste ed afflittiva condizione di tossicodipendente sin dalla minore età. La difesa tra l’altro lamentava la violazione del diritto di difesa per l’immotivato diniego del gip della richiesta di rito abbreviato subordinato alla perizia tossicologica sulla sostanza dopante, chiedendo comunque alla stregua del recente orientamento giurisprudenziale la riduzione prevista per il giudizio abbreviato immotivatamente rigettato.










