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3 Marzo 2026
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Uccisero padre e figlio a Mesoraca e nascosero i loro corpi, in appello un ergastolo e altre 2 condanne (NOMI)

Regge anche in secondo grado l'inchiesta sugli esecutori del duplice omicidio Manfreda, i due allevatori i cui corpi furono ritrovati senza vita in un burrone

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Tre condanne, di cui una all’ergastolo sono state sentenziate dalla Corte di assise appello di Catanzaro per il duplice omicidio e l’occultamento di cadavere di Rosario e Salvatore Manfreda, padre e figlio, di 69 e 35 anni, avvenuto a Mesoraca, nel Crotonese, nell’aprile del 2019.

Il verdetto

I giudici di secondo grado, presidente Caterina Capitò, hanno confermato il verdetto di primo grado per Pasquale Buonvicino, condannandolo al carcere a vita, mentre sono state lievemente ridotte le pene per gli altri due imputati: Salvatore Emanuel Buonvicino a cui sono stati inflitti 29 anni e 6 mesi in luogo dei 30 anni di reclusione e Pietro Lavigna condannato a 26 anni e 9 mesi, mentre i giudici di prime cure lo avevano condannato a 27 anni di reclusione, il pg in aula aveva, invece, invocato la conferma della sentenza di primo grado emessa il 7 giugno 2023 per tutti e tre gli imputati. La Corte ha inoltre confermato il risarcimento per le parti civili costituite e rappresentate dagli avvocati Pietro Pitari, Walter Parise e Giovanni Scordamaglia, da liquidarsi in un separato giudizio. 

“Un omicidio per motivi banali”

L’omicidio, risale al 21 aprile 2019, era il giorno di Pasqua e padre e figlio, dopo aver dato da mangiare agli animali nell’azienda agricola che possedevano a Mesoraca, non fecero più rientro a Catanzaro. 
Dopo due mesi di indagini furono effettuati i fermi dei tre indagati e si scoprì che il duplice omicidio era avvenuto per una questione banale: lo sconfinamento di capi di bestiame nei terreni dei vicini e la contesa su un’eredità, tenuto conto che i tre imputati erano legati da vincoli di parentela con le due vittime. I cadaveri di padre e figlio furono ritrovati il 4 settembre 2019 in un burrone nelle campagne di Mesoraca. Servì l’esame del dna per avere certezza che le due vittime fossero Rosario e Salvatore Manfreda. 

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