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9 Aprile 2026
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Un milione e mezzo in contanti e terreni agricoli: a Siena il processo per riciclaggio legato alla ’ndrangheta

La testimonianza in aula: soldi ricevuti in una saletta di Mps per l’acquisto di terreni. L’accusa ipotizza riciclaggio aggravato da finalità mafiosa

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Un milione e mezzo di euro consegnati in contanti, all’interno di una stanza riservata di banca. È quanto emerso nel processo in corso a Siena su presunti episodi di riciclaggio legati alla ’ndrangheta.
“L’imputato mi consegnò 1 milione e mezzo di euro in contanti mentre eravamo in una saletta interna della filiale Mps di piazza Tolomei a Siena”, ha raccontato in aula la legale rappresentante di una cooperativa agricola, ascoltata come testimone assistito.
La donna ha aggiunto che la stanza “mi fu data in uso dopo una telefonata ad un’amica della banca” e che “al momento della consegna non era presente nessun funzionario” dell’istituto.

La compravendita da 5,5 milioni

Al centro del procedimento una compravendita immobiliare avvenuta nel 2007 tra la cooperativa di Chiusdino e un imprenditore calabrese.
L’operazione riguardava terreni agricoli e immobili rurali per un valore complessivo di 5,5 milioni di euro. Secondo quanto riferito in aula, parte della cifra sarebbe stata versata in contanti, mentre il resto tramite assegni.
“Il denaro mi fu portato all’interno di una borsa e io lo misi in uno zaino che mi ero portata; il resto della cifra mi fu dato successivamente con un assegno da 2,5 milioni di euro e con assegni circolari”, ha dichiarato la teste.

Le accuse: riciclaggio e legami con la ’ndrangheta

L’indagine, condotta dalla Dia di Firenze, ha portato a processo due imputati, Francesco Saporito e Edo Commisso.
Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Antonino Nastasi, i due avrebbero impiegato denaro di provenienza illecita in attività economiche, in particolare nel settore agricolo.
Le somme, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero riconducibili alla cosca di ’ndrangheta Grande Aracri, attiva nel Crotonese, e a gruppi affiliati operanti a Petilia Policastro.

“Non pensavo alla malavita”

Nel corso della deposizione, la testimone ha anche chiarito il proprio stato d’animo all’epoca dei fatti.
“Mi fu detto che i contanti erano il frutto della vendita di un altro terreno in Calabria”, ha spiegato, aggiungendo: “Non ho mai pensato a un coinvolgimento della malavita, mi sembrava gente tranquilla”.

Il processo in corso a Siena

Il procedimento è attualmente in corso davanti alla Corte d’assise di Siena, presieduta dal giudice Simone Spina.
La prossima udienza è stata fissata per il 14 maggio, quando il processo entrerà in una nuova fase istruttoria, con ulteriori testimonianze e approfondimenti su una vicenda che intreccia affari immobiliari e presunti interessi della criminalità organizzata.

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