Un posto di lavoro in cambio del sostegno alle elezioni comunali del giugno 2024. È il presunto accordo sul quale si concentra l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso rivolta a Pietro Lucisano, consigliere comunale di opposizione di Corigliano-Rossano ed esponente di Forza Italia, finito agli arresti domiciliari nell’operazione dei carabinieri coordinata dalla Dda di Catanzaro.
Secondo la ricostruzione accolta dal gip Fabiana Giacchetti, Lucisano avrebbe accettato la promessa di voti da parte di Antonio Mingrone, ritenuto dall’accusa affiliato alla ’ndrangheta rossanese, impegnandosi a procurargli un’assunzione. Il rapporto di lavoro documentato dagli investigatori sarebbe poi arrivato: un contratto a tempo indeterminato come manovale edile, sottoscritto il 2 ottobre 2024.
I primi contatti e la richiesta di lavoro
Le prime conversazioni richiamate dal giudice risalgono all’aprile 2024. Il 18 aprile Mingrone, parlando con Annibale Matalone, manifesta l’intenzione di chiedere a Lucisano un intervento per ottenere un impiego, anche soltanto per la stagione estiva. Il 6 maggio viene ricostruito un incontro al bar Ambra di Rossano. Dopo l’appuntamento, Mingrone riferisce a Matalone: “Quello là di stamattina, viene subito quando lo chiamo perché vuole il voto”. Per gli inquirenti, questi dialoghi rappresentano i primi elementi del presunto scambio: da una parte il sostegno alla candidatura, dall’altra l’interessamento per un lavoro.
L’incontro nella sede elettorale e la consegna di denaro
In un altro colloquio intercettato il 20 maggio 2024, nella sede elettorale di Lucisano si parla della campagna, delle operazioni di scrutinio e delle persone da impiegare come rappresentanti di lista. Il candidato chiede a Mingrone di trovare alcuni ragazzi che raccolgano i dati delle sezioni, prospettando un “regalino”. Secondo l’ordinanza, durante l’incontro Lucisano avrebbe anche consegnato a Mingrone una somma di denaro non quantificata, destinata a sostenere l’attività elettorale: “Ecco… tieni questi, offrici qualche caffè a qualcuno per questa campagna elettorale e dopo che poi votiamo, poi…”. Il giudice interpreta il riferimento al periodo successivo alle urne come un richiamo all’impegno per l’assunzione. Nel dialogo Lucisano aggiunge “ci conto compà!”, mentre Mingrone risponde: “Tu puoi andare tranquillo, io ti dico sezione e tutto…”.
Le minacce attribuite a Mingrone prima del voto
L’ordinanza ricostruisce poi l’attività svolta da Mingrone per procurare voti a Lucisano. Alcune conversazioni, secondo il gip, mostrerebbero modalità minacciose e prevaricatorie. Il 7 giugno 2024, alla vigilia delle elezioni, Mingrone avrebbe affidato a un conoscente un volantino da consegnare a un altro elettore, chiedendo anche di conoscere la sezione nella quale quest’ultimo avrebbe votato. Nel colloquio si sente la frase: “Altrimenti a questo lo picchio poi… diglielo…”.
La minaccia, attribuita a Mingrone, viene ripetuta durante la conversazione. Per il giudice è uno degli elementi che caratterizzerebbero il metodo utilizzato nella ricerca del consenso. Il 10 giugno, durante lo scrutinio, Mingrone risulta impiegato come rappresentante di lista e inserito in un gruppo WhatsApp creato da Lucisano per raccogliere i risultati delle sezioni. In un’altra conversazione rivendica il proprio contributo: “Tutta Rossano sopra l’ho fatta votare Lucisano”.
Dopo le elezioni, le sollecitazioni al consigliere
Lucisano viene eletto. Per Mingrone, però, la questione del lavoro rimane aperta. Il 13 giugno 2024 gli invia l’immagine di un annuncio relativo alla ricerca di trenta operatori ecologici, accompagnandola con il messaggio “Vedi ora inizia zio Piè”. Il 27 agosto torna a sollecitare un incontro, lamentando le proprie difficoltà: “Sono in mezzo a una strada e non ci posso stare più così”. Un nuovo colloquio viene registrato il 16 settembre. Lucisano chiede informazioni su eventuali carichi pendenti o condanne. Mingrone risponde di essere “pulito” e si dichiara disponibile ad accettare qualsiasi impiego, anche temporaneo. Il consigliere replica: “Allora dammi due o tre giorni che vedo quello che devo fare… se devi fare qualche domandina da qualche parte ti faccio fare la domandina e poi io vedo quello che devo fare…”. Per il gip, anche queste conversazioni costituiscono elementi a sostegno dell’impegno assunto prima delle elezioni.
Il contratto a tempo indeterminato
Il 24 settembre 2024 Mingrone viene indirizzato presso un’agenzia per il lavoro a Rossano, dove compila documentazione relativa all’assunzione. Il successivo riscontro acquisito dagli investigatori è una visura del Centro per l’impiego: dal 2 ottobre 2024 Mingrone risulta assunto a tempo indeterminato come manovale edile. Il collegamento tra l’interessamento di Lucisano e questa assunzione viene ricostruito dal giudice attraverso la sequenza dei colloqui e degli appuntamenti, insieme all’assenza di precedenti contatti registrati tra Mingrone e il referente dell’impresa. Il 9 ottobre, parlando con un altro uomo, Mingrone racconta di avere rinunciato a una proposta trimestrale e di avere preferito il nuovo impiego stabile: “Io sono indeterminato”. E aggiunge: “Mi ha proprio salvato, non aspettavo altro che questa assunzione”.
La valutazione del gip e la misura cautelare
Per il giudice, gli elementi raccolti sostengono, sul piano della gravità indiziaria, l’ipotesi dello scambio elettorale politico-mafioso. L’ordinanza individua il momento centrale nel presunto accordo sulle reciproche promesse: procurare voti e garantire un’assunzione. Nella scelta della misura, il gip considera anche il tempo trascorso dalle condotte e ritiene sufficienti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, applicati a Lucisano. Si tratta di una valutazione cautelare. Le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio con la difesa e Lucisano è presunto innocente fino a una sentenza definitiva.













