Niente montaggi ad hoc, niente intelligenza artificiale per clonare le voci nel 2012, niente cd manipolati. E’ tutto contenuto nella nota dei carabinieri in risposta alla delega d’indagine della sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Debora Rizza datata 12 agosto 2026, che confuta punto per punto l’istanza di revoca della custodia cautelare presentata da Nicolino Grande Aracri, boss dell’omonima cosca, ristretto al 41bis, il 16 luglio 2026 dalla Casa Circondariale dell’Aquila, per il duplice omicidio dei coniugi Giuseppe Bruno e Caterina Raimondi avvenuto a Squillace il 18 febbraio 2013, uccisi in un agguato di ‘ndrangheta a colpi di Kalashnikov nell’ambito della faida tra cosche: la famiglia Bruno di Vallefiorita e quella dei Catarisano di Roccelletta di Borgia e zone limitrofe. Carteggio che andrà ad integrare gli atti dell’udienza preliminare che si terrà domani (LEGGI). Secondo le ipotesi accusatorie che sono alla base dell’ordinanza di misura cautelare eseguita il 13 gennaio 2026, il quadro accusatorio attribuisce a Nicolino Grande Aracri, 68 anni, il ruolo di mandante e istigatore in qualità di Capo Crimine, a Salvatore Abbruzzo il ruolo di organizzatore e coordinatore, a Francesco Gualtieri e al collaboratore di giustizia Sandro Ielapi la funzione di esecutori materiali dell’azione di sangue.
Il boss nel manoscritto: “Atti travisati, fatti sparire e non veritieri”
Ma Nicolino Grande Aracri non ci sta, riferisce che nell’ordinanza di misura cautelare vengono riportati fatti non veritieri. Nell’istanza manoscritta con tanto di allegati tecnici e difensivi, Grande Aracri sostiene che le intercettazioni ambientali nella sua abitazione e il summit del 2 agosto 2012 al casolare di Rosito di Cutro, siano state travisate dalla polizia giudiziaria. Cita i procedimenti Aemilia Grimilda, Kiteryon e Scacco Matto, sostenendo che le perizie foniche avevano all’epoca dimostrato il travisamento dei fatti, così come quelli relativi al duplice omicidio. Sostiene che la perizia del professore Luciano Romito abbia sbugiardato la pg escludendo che al summit di Rosito ci fosse suo fratello Antonio Grande Aracri, sostenendo che le copie originali dal server non sarebbero mai state consegnate ma solo cd montati ad hoc, affermando che la videosorveglianza all’ingresso del casolare sia stata fatta sparire o deteriorare ad arte. Sul summit del 22 ottobre 2012 nella sua tavernetta, che per l’accusa contiene l’ordine di uccidere Bruno, Mano di Gomma parla di “falso storico ricreato con l’intelligenza artificiale“, assemblando pezzi di saggio fonico da altre intercettazioni del giugno, agosto, ottobre, dicembre 2012 e nega che Abbruzzo e Gualtieri abbiano mai frequentato la sua tavernetta. “Subito dopo la fantasiosa frase ‘Noi abbiamo ammazzato a tutti’, il sottoscritto dice sempre a noi ce la inculano senza centrarci nulla. Questa frase è frutto della manipolazione fatta dalla pg”. Riferisce che l’incontro con Giuseppe Bruno del 2 agosto 2012 fosse casuale, che si parlasse di cave di calcare, della faida di Cutro e Isola, e che lui volesse solo ‘fare la pace’: “Tutte le persone presenti nell’intercettazione abbiamo detto che le guerre non sono buone e noi ci vogliamo mettere a disposizione solo per fare la pace, così Giuseppe Bruno ha detto che nella sua zona c’era una faida da tanti anni e non era possibile fare la pace. Poiché era una faida che non ci riguardava nessuno degli intercettati ha detto nulla”. E che la frase “Ve lo potete pure fumare” sarebbe stato un invito letterale a fumare sigarette vicino alla porta per la sua broncopatia asmatica e non il suo placet alla condanna a morte di Giuseppe Bruno.
Le indagini incrociate dei carabinieri
I carabinieri, delegati alle indagini procedono ad un’analisi incrociata della documentazione per verificare possibili errori, sviste, cantonate o abbagli investigativi, ma le conclusioni smentiscono categoricamente ogni ricostruzione di Grande Aracri. Il summit del 2 agosto 2012 non era un incontro casuale. Al casolare Rosito c’erano i vertici di più cosche: Grande Aracri per Cutro, Pasquale Barbaro per Platì, Rocco Mazzagatti per Oppido Mamertina e Giuseppe Bruno per Vallefiorita. Le trascrizioni integrali acquisite in Scacco Matto, Kyterion, Jonny e nel presente fascicolo attestano discussioni strategiche su ammodernamento Strada Statale 106, cave, parchi eolici, traffico di stupefacenti, spartizione estorsiva nell’area Soveratese e alimentazione della “bacinella” per i carcerati. L’incontro è il momento genetico delle frizioni tra Grande Aracri e Bruno per l’insofferenza del primo verso l’autonomia di Bruno nella rendicontazione dei proventi estorsivi. La perizia Romito riguarda solo l’identificazione vocale di Antonio Grande Aracri e qui è vero, la voce non era la sua. Ma questo errore, in base a quanto riportato nella nota integrativa su un interlocutore secondario non inficia presenza, identificazione e contenuto delle dichiarazioni rese da Nicolino Grande Aracri. E sui video deteriorati? La perdita del segnale video non incide su validità e genuinità dei file audio regolarmente acquisiti al server della Procura. Sia la trascrizione della pg che consulenza Anselmo riportano la frase “noi abbiamo ammazzato a tutti”.
La tesi del “fare la pace” smentita, la finta mediazione e l’ultimatum a Bruno
La tesi del “fare la pace” è smentita dall’ ordinanza di custodia cautelare: la finta mediazione era un ultimatum a Bruno per raccogliere fondi per la bacinella comune anche con un atto intimidatorio verso una ditta di Crotone impegnata nella posa di cavi elettrici e con l’imposizione del servizio di guardiania nelle discoteche tra Montepaone e Soverato. Grande Aracri intimava a Bruno di “sottostare a tutti e a tutto quello che gli veniva detto di fare. Bruno rifiutava di allargarsi per non scatenare scontri con i clan Sia-Catroppa e rivendicava autonomia, durante il summit del 22 ottobre 2012 gli rinfacciò di voler fare “il capo supremo” a casa sua e di non voler condividere i proventi del parco eolico di Girifalco e delle estorsioni con la cosca alleata Catarisano di Roccelletta di Borgia. “Ve lo potete pure fumare ” è un mandato di morte secondo i carabinieri che ricostruiscono il progressivo intercettivo del 22 ottobre 2012. Gennaro Mellea propone di mettere alla prova Bruno affidandogli la somma per carcerati. Un altro dice: “Ammazzatelo allora…”. Grande Aracri interviene e scandisce: “Compà…” (si sente battere le mani) “Ve lo potete pure fumare”.
Il gesto per togliersi di mezzo l’infedele e l’assurdità della manipolazione IA
La nota degli operanti segnala che il battito mani e il gesto di sfregamento mimavano il movimento di “pulirsi le mani” e togliersi di mezzo l’infedele. Nel gergo mafioso cutrese, “fumarsi una persona” equivale a sopprimerla fisicamente. La giustificazione sanitaria è destituita di fondamento. Inoltre l’assunto che nel 2012 la polizia giudiziaria abbia usato algoritmi di Intelligenza Artificiale per sintetizzare o clonare la voce in dialetto cutrese è tecnicamente assurdo. Nel 2012 il voice cloning conversazionale non esisteva sul mercato né in dotazione agli investigativi. Lo stesso consulente tecnico della difesa, nella sua memoria si limita a eccezioni formali su catena di custodia e informatica forense, mancanza codici hash, estrazione in formati proprietari, riversamento da server a CD, ma non dimostra né afferma alcuna sostituzione di parlato, sintesi vocale o alterazione audio tramite IA.
Nel dialogo del 22 ottobre 2012 gli interlocutori parlano nel dettaglio del Parco Eolico di Girifalco, 20-25 pale, lavori bloccati da inchieste e sequestri che si stavano sbloccando “a poco a poco”. Gli atti storici confermano che l’impresa Eolico Girifalco S.r.l. era stata sequestrata dal gip di Catanzaro il 15 dicembre 2010 e dissequestrata gradualmente tra l’11 giugno e il 18 dicembre 2012. Una sovrapposizione temporale perfetta che smentisce un montaggio sintetico. La registrazione del 22 ottobre 2012 dura oltre un’ora, dialogo continuo con sovrapposizioni vocali, rumori d’ambiente, televisore acceso e interazioni complesse tra Grande Aracri, Abbruzzo, Gualtieri e altri che parlano non solo della punizione di Bruno ma anche di acquisto capannone, truffe telematiche online e apertura lido. La nota conclude che il diritto di difesa non è stato menomato e che l’istanza non modifica il quadro cautelare. Adesso la parola passa al gup.














