Si aggravano le posizioni di Salvatore Abbruzzo, 49 anni di Catanzaro e del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, 67 anni, entrambi già detenuti al 41 bis e adesso destinatari di una misura cautelare in carcere vergata dal gip distrettuale Arianna Roccia, su richiesta della Dda di Catanzaro, per il duplice omicidio di Giuseppe Bruno (39enne) e Caterina Raimondi (29enne), avvenuto il 18 febbraio 2013 a Vallefiorita. Uccisi in un agguato di ‘ndrangheta a colpi di Kalashnikov nell’ambito della faida tra cosche: la famiglia Bruno di Vallefiorita e quella dei Catarisano di Roccelletta di Borgia e zone limitrofe. Un duplice delitto, che vede indagato anche il collaboratore di giustizia Sandro Ielapi, 51 anni, di Catanzaro, che nelle sue dichiarazioni depositate nel processo in corso in Corte di Assise nei confronti di Francesco Gualtieri ritenuto l’esecutore materiale del fatto di sangue, ha riferito il suo coinvolgimento nei fatti.
Il delitto autorizzato dal boss di Cutro
Secondo le ipotesi accusatorie Abbruzzo, promotore e organizzatore della cosca Catarisano e Francesco Gualtieri, esponente di vertice del clan, parteciparono ad una riunione di ‘ndrangheta nell’abitazione di Nicolino Grande Aracri. E proprio in quella casa sarebbe stato deciso l’omicidio di Giuseppe Bruno, autorizzato dal capo indiscusso dell’omonima cosca di ‘ndrangheta di Cutro e organizzato da Abbruzzo, prendendovi anche parte, con sopralluoghi preliminari unitamente ai sodali e conducendo sul luogo i due azionisti, Ielapi e Gualtieri, a bordo dell’autovettura Pajero, recuperata dopo l’agguato per garantendone la fuga.
Il ruolo degli azionisti
Ielapi e Gualtieri, il primo armato di pistola, l’altro kalashnikov si sarebbero appostati per colpire a vittima, poi Gualtieri avrebbe sparato Bruno con nove colpi provocandone la morte per “shock traumatico da ferite multiple al torace e all’addome”. Ed esplodendo un colpo a carica unica a distanza ravvicinata avrebbe ucciso anche la moglie Caterina Raimondi. Un omicidio, secondo le ipotesi di accusa, premeditato e aggravato dalle modalità mafiosità al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso della cosca Catarisano e il suo potere, che avrebbe potuto rafforzarsi solo con l’eliminazione fisica dell’esponente di vertice del contrapposto clan di ‘ndrangheta di Vallefiorita.










