12 Settembre 2026
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Imponimento, “assoluzioni illogiche e condanne al ribasso in appello”: ricorso del pg di Catanzaro contro 36 imputati (NOMI)

Chiesto un appello bis anche per Domenico Bonavota: "Gli accordi con il clan Anello sono provati". Contestata la valutazione delle prove

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 Trentasei tra assoluzioni, prescrizioni e condanne al ribasso che per la Procura generale di Catanzaro non stanno in piedi. E ricorre in Cassazione per ottenere un annullamento con rinvio dai giudici di piazza Cavour della sentenza di appello emessa il 23 settembre 2024 sul maxi processo “Imponimento“, che si è celebrato in abbreviato, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che punta a fare luce sulle attività illecite del clan Anello di Filadelfia e delle consorterie alleate su una vasta porzione di territorio a cavallo tra il Vibonese, l’hinterland lametino e parte dell’entroterra catanzarese. Nel lungo elenco degli imputati figurano non solo presunti esponenti di spicco della ‘ndrangheta vibonese come i Bonavota di Sant’Onofrio, i Cracolici di Maierato, i Barba-Lo Bianco di Vibo Valentia ma anche politici, funzionari pubblici, imprenditori ed esponenti delle forze dell’ordine che negli anni avrebbero favorito la consorteria criminale di Filadelfia. Tra gli imputati assolti su cui il sostituto procuratore generale Raffaele Sforza chiede un processo di appello bis. Ci sono anche Vincenzo Barba, considerato un elemento di spicco della criminalità vibonese; Domenico Bonavota, ritenuto al vertice dell’omonima cosca di Sant’Onofrio, e Filippo Catania, altro elemento indicato quale appartenente al clan Lo Bianco, così come Paolino Lo Bianco. Assoluzioni che non reggono nemmeno quelle dell’ l’imprenditore-avvocato Vincenzo Renda e del dirigente regionale Serafino Nero.

I nomi

In particolare la Procura generale ha proposto ricorso contro le assoluzione di Francesco Antonello Trovato; Gino Stranges; Domenico Gallello; Tommaso Galati; Giuseppe Galati; Domenico Cracolici; Filippo Catania; Vito Chiefari; Domenico BonavotaAngela Bartucca; Vincenzo Barba; Paolino Lo Bianco; Domenico Prestanicola; Serafino Nero; Salvatore Giorgio; Gianni Melina; Massimo Gugliotta; Vincenzo Renda. Ricorso anche sulla prescrizione sentenziata nei confronti di Alfredo Cracolici e condanne più severe nei confronti di Antonio Talarico (in secondo grado 7 anni e 10 mesi); Giuseppe Ruccella (in secondo grado 4 anni e 4mila di multa); Francesco Serratore, (in secondo grado 4 anni e 4mila di multa); Antonio Luciano Galati, (in secondo grado 2 anni e 8 mesi); Angelo Galati, (in secondo grado 4 anni, 2 mesi e 36mila euro di multa); Vincenzino Fruci (in secondo grado 20 anni); Giuseppe Fortuna, (in secondo grado 9 anni e 4 mesi); Francescantonio Anello, (in secondo grado 12 anni e 20 giorni); il finanziere Domenico Bretti, (in secondo grado 12 anni e 8 mesi); Giuseppe Barbieri, (in secondo grado 8 anni e 8mila di multa); Rocco Anello, (in secondo grado 20 anni); Fiore Francesco Masdea, (in secondo grado 10 anni e 8 mesi; Stefano Montauro, (in secondo grado 6 anni e 8 mesi; Daniele Prestanicola, (in secondo grado 11 anni, 15mesi e 10 giorni) e Giovanni Giardino, (in secondo grado 3 anni).

“Motivazioni della Corte di appello illogiche e lacunose”

Secondo la Procura generale le motivazioni della Corte di appello “sono illogiche, contraddittorie incoerenti rispetto agli stessi elementi probatori emersi in sentenza. I giudici avrebbero in alcune circostanze applicato erroneamente la legge, escluso in altre ipotesi la concorrenza sleale, l’estorsione e in altre ancora l’aggravante mafiosa. E contesta la decisione della Corte d’Appello sulla mancanza degli elementi di prova nella partecipazione di Domenico Bonavota all’estorsione e all’illecita concorrenza. Gli accordi spartitori tra gli Anello e i Bonavota per il magistrato sono provati e richiama le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare, quelle di Raffaele Moscato, secondo cui i Bonavota e gli Anello erano alleati e avevano rapporti stretti. Centrale la conversazione del 14 dicembre 2016: Rocco Anello, parla di un accordo con “Mimmo” per la fornitura del cemento e riferisce che Bonavota aveva chiesto di partecipare alla fornitura e di dividere i relativi proventi. Per il pg quest’ultimo non è un imputato estraneo alla vicenda dell’affidamento dei lavori di carpenteria, ma ha avuto un ruolo nell’individuazione dell’impresa di Giuseppe Fortuna. In particolare, viene valorizzata la circostanza che Bonavota avrebbe chiesto a Rocco Anello di partecipare alla scelta dell’impresa e che i lavori sarebbero poi stati affidati alla ditta riconducibile ai cugini Fortuna. 

Il ruolo di Domenico Bonavota

In sostanza il pg sostiene che la condotta di Bonavota costituisca un contributo causale alla commissione del delitto di estorsione, con contestuale estromissione delle imprese concorrenti. Avrebbe contribuito all’affidamento dei lavori alla ditta Fortuna con la conseguente coartazione della volontà dell’imprenditore. Il magistrato collega l’affidamento dei lavori non ad una libera scelta imprenditoriale, ma alla necessità di “mitigare” i problemi della famiglia Bonavota, creando così entrate per il relativo clan. Non si limita a dire che Bonavota era vicino agli Anello: sostiene che dagli elementi probatori emergerebbe un ruolo concreto e causalmente rilevante nella vicenda estorsiva, tale da giustificare l’annullamento dell’assoluzione. E richiama, a sostegno delle sue tesi, le intercettazioni nelle quali si parla della necessità di “accontentare” determinati soggetti, richiamando anche le dichiarazioni di Andrea Mantella sul fatto che i Bonavota estendevano la propria influenza nella città di Pizzo e fino all’Angitola, controllando il territorio. 

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Giovanni Russomanno, Sergio Rotundo, Armando Veneto, Vincenzo Ioppoli, Eugenio Felice Perrone, Antonio Larussa, Michele Cerminara, Giulio Calabretta, Mariantonietta Iorfida, Vincenzo Ranieri, Santo Cortese, Diego Brancia, Francesco Gambardella, Anselmo Torchia, Tiziana Barillaro, Giovanni Vecchio, Francesco Muzzopappa, Antonio Muscimarro, Ortensio Mendicino, Antonio Gigliotti, Luca Cianferoni, Giuseppe Gervasi e Marco Ruga.

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