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4 Aprile 2026
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La grande illusione dell’Alta Velocità, ecco perché la Calabria rischia di perdere il treno (ancora una volta)

Promesse mancate, tracciati scomparsi, costi miliardari e una regione che rischia di rimanere tagliata fuori dalla "metropolitana d'Italia". Il sogno dell'Alta Velocità nel cuore del Mezzogiorno è appeso a un filo sottile fatto di scelte politiche, interessi contrapposti e silenzi strategici

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Zero euro stanziati per il tratto calabrese dell’Alta Velocità. Nessun progetto alternativo al corridoio Praia-Tarsia. Silenzio dai governi regionale e nazionale. La realtà è questa: mentre il Nord Italia corre su rotaie a 300 km orari, la Calabria è ancora ferma ai tempi delle locomotive a gasolio. Eppure, i treni “Freccia” arrivano fino a Reggio. Ma non è Alta Velocità, è un surrogato. Perché? Perché i binari non sono adeguati, perché il traffico è promiscuo, perché la linea è storica e non dedicata.

La variante scomparsa e i 40 milioni evaporati

Il tracciato Praia-Tarsia, cuore del progetto originario dell’Alta Velocità in Calabria, è sparito dai radar. Eppure era stato definito “l’unico realmente efficace” dagli esperti. Il progetto di fattibilità, costato oltre 40 milioni di euro, è stato accantonato per un presunto problema idrico lungo il Pollino. Nessun documento ufficiale lo conferma, ma il danno è fatto: cancellato il corridoio interno che avrebbe connesso Cosenza, la Sibaritide e lo Jonio alla rete AV.

La svolta costiera: più gallerie, meno Calabria

La nuova idea è seguire la linea costiera tirrenica da Praia a Paola, con un tracciato ad altissima complessità tecnica. Oltre 50 km di gallerie, frane, aree instabili, impatto ambientale su zone turistiche: un percorso più costoso e meno utile, che taglia fuori l’entroterra e la costa ionica. Ma è più “semplice” da cantierare. E così si va avanti.

Gli esperti: “Serve passare da Tarsia o l’opera è inutile

Roberto Musmanno, Giuseppe Lo Feudo, Luigi Martirano: tre nomi, un grido comune. “Senza Tarsia, l’Alta Velocità in Calabria è una scatola vuota”. Il corridoio interno serviva due versanti, univa poli industriali e universitari, apriva al Mediterraneo orientale. E invece si punta a una linea che ripercorre la vecchia ferrovia. Modernizzata, ma vecchia. Alta velocità solo sulla carta.

Costi in salita, fondi a rischio

Il costo dell’opera completa supera i 30 miliardi di euro. Di questi, solo 12 miliardi sono finanziati. Il resto? Da trovare. E intanto si parla di definanziare alcune tratte per coprire ritardi altrove. Un risiko di bilanci e bandi che rischia di affondare il progetto proprio dove servirebbe di più: nel cuore del Sud.

Tempi lunghi e promesse corte

I cantieri in Campania procedono. In Calabria, si aspetta. Forse nel 2030 l’AV arriverà a Praia. Forse nel 2035 fino a Lamezia. Per Reggio Calabria, si parla del 2040. Roma-Reggio in 3 ore e 40 minuti? Solo tra quindici anni. E intanto, da Corigliano a Reggio ci vogliono ancora 4 ore e mezza. Il futuro, qui, ha il passo lento di un regionale.

Il nodo politico: tra silenzi e omissioni

La politica tace o balbetta. La Regione Calabria rivendica attenzione ma non alza la voce. Il governo nazionale promette ma non pianifica. Intanto, il ponte sullo Stretto avanza. Ma senza l’Alta Velocità, sarà solo un’opera monca. Perché il ponte ha senso solo se collega due infrastrutture moderne. E quella calabrese, oggi, non lo è.

Una regione dimenticata

La Calabria non chiede favori. Chiede pari diritti infrastrutturali. Chiede di non essere esclusa dall’Italia che viaggia. Chiede che lo Stato mantenga le sue promesse. Perché lo sviluppo non arriva da solo: viaggia su binari. E quei binari, qui, non ci sono ancora.

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