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10 Marzo 2026
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Calabria
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La Regione Calabria serbatoio del clientelismo, assunzioni per amici e amanti. Appalti pilotati e viaggi a scrocco

Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Catanzaro emerge un sistema costruito per piazzare professionisti e accontentare imprenditori del proprio cerchio magico

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La Regione Calabria nel 2019 era diventato il serbatoio dove reclutare, secondo logiche clientelari ex politici, professionisti, anche se “l’Ufficio” non aveva bisogno di personale in più. Assunzioni formalizzate per gli amici di letto e di partito, con pubblici ufficiali che avrebbero sfruttato il proprio ruolo per soddisfare interessi privati, elargendo risorse pubbliche per erogare stipendi al proprio cerchio magico, violando norme che disciplinano il reclutamento ed il conferimento di incarichi in società a controllo pubblico. Con un tornaconto personale, viaggi e trasferte messi sul conto della Regione e favori in Resort in cambio dell’aiutino per ottenere fondi pubblici.

E’ desolante lo scenario descritto nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dai magistrati della Procura di Catanzaro Silvia Peru, Irene Crea ed Elio Romano nei confronti di 25 indagati, tra ex finanzieri, politici, imprenditori, professionisti, dirigenti regionali (LEGGI). Al centro dell’inchiesta Domenico Maria Pallaria, all’epoca dei fatti, dirigente generale reggente del Dipartimento di presidenza e della struttura Unità Organizzativa Autonoma “Protezione Civile”, il quale nell’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri, avrebbe dato un posto di lavoro in cambio di favori sessuali a Giovanna Belvedere. Quest’ultima era collocata in posizione utile nella short list di esperti bandita dalla Regione Calabria il 5 novembre 2018 nella sezione “Senior  Area Informatica” e il super dirigente si sarebbe attivato per una sua assunzione nell’Azienda Calabria Lavoro, ente pubblico economico strumentale della Regione Calabria. Pallaria avrebbe contattato il dirigente generale di Azienda Calabria Lavoro Giovanni Forciniti indicandogli proprio la Belvedere, anche se non sarebbe stata la persona più qualificata tra quelle inserite nella short list di esperti, conferendole l’incarico di “collaborazione per supporto al dipartimento di Presidenza” con un decreto a firma di Forciniti nella U.O.A. della Protezione Civile. Un’assunzione avvenuta senza l’indizione di una procedura pubblica di reclutamento, e senza la previa verifica dell’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili all’interno dell’amministrazione. Anzi. Su istigazione di Pallaria, Forciniti avrebbe attestato falsamente che “l’Ente non disponeva di risorse umane sufficienti per soddisfare la richiesta” di personale tecnico-amministrativo, nonostante non fosse stata effettuata alcuna ricognizione interna e che la Belvedere, tra tutti, fosse il soggetto maggiormente qualificato per ricoprire il ruolo, sebbene altri soggetti all’interno della short list avesse competenze più elevate. Tutto questo per ricevere in cambio notti infuocate. 

Auto di servizio per la fisioterapia e trasferte gratis a spese della Regione

Pallaria, insieme al dirgente Antonio Nisticò e all’ex governatore della Calabria Mario Oliverio, definito l’istigatore, avrebbe attestato il falso nel prorogare quattro contratti co.co.co, quelli degli architetti Giovanni Marra e Alessandro Rugolo e degli ingegneri Salvatore Rotundo e Luigi  Russo. La Regione Calabria sarebbe stata piegata ad interessi di natura privata e personale: il super dirigente, in una circostanza, avrebbe utilizzato l’auto di servizio con tanto di autista, per sottoporsi ad una seduta fisioterapica, un’altra volta per recarsi a Pellaro, e un’altra volta ancora, avrebbe attestato falsamente di essersi recato a Roma per motivi istituzionali, quando in realtà i motivi erano di natura strettamente personali, chiedendo il rimborso delle spese sostenute alla Regione: 107 euro per spese di biglietto ferroviario Trenitalia da Lamezia Terme a Roma Termini del 1° marzo 2019; 17,50 euro per spese di taxi; 101,30 euro per spese di biglietto aereo Alitalia da Roma Fiumicino a Lamezia Terme del 2 marzo 2019. 
Angelina Molinaro, moglie di Pallaria, fornendo la ricevuta necessaria per il rimborso spese, avrebbe attestato con la complicità del marito, che quest’ultimo avrebbe fruito di un taxi per svolgere un “percorso urbano” nella città di Roma, mentre il viaggio lo avrebbe fatto lei.

Contributi regionali in cambio di soggiorni gratis in Resort

Pallaria, tra l’altro, si sarebbe messo a disposizione dell’imprenditore Francescantonio Stillitani per fargli ottenere un contributo regionale da investire nelle proprie attività turistico- alberghiere, dopo il parere contrario del dirigente vicario alle Attività produttive. Pallaria si sarebbe attivato per garantirgli un successivo parere favorevole e lo sblocco dell’iter procedimentale, travalicando i poteri del proprio ufficio e asservendo la propria funzione pubblica agli interessi privati di Stillitani: avrebbe chiamato e fatto interessare i dirigenti e i funzionari preposti al rilascio del parere, mettendoli in contatto con Stillitani, organizzando degli incontri e informando l’imprenditore delle modifiche necessarie da apportare al progetto. In cambio Pallaria avrebbe ricevuto un soggiorno gratuito all’interno di un Resort di proprietà di Stilltani, ottenendo una scontistica sui suoi amici e conoscenti  e la disponibilità dell’imprenditore ad accogliere anche gratuitamente  nelle sue strutture alberghiere le persone segnalate da Pallaria, promettendogli di assumere nelle proprie strutture alberghiere, almeno in due occasioni, due soggetti segnalati dal superdirigente.

Appalti agevolati

Altro capitolo inquietante è l’intreccio tra Pallaria e il gruppo Vittadello, attivo nel settore dei rifiuti e delle dighe. Pallaria e Luigi Incarnato, liquidatore della Sorical, avrebbero ricevuto utilità e soggiorni pagati in cambio di agevolazioni negli appalti, come quello per la diga del Menta e per l’impianto di Alli a Catanzaro. Entrambi si sarebbero accordati con Giada Fulini, la quale agiva nell’interesse della società  Vittadello, per l’affidamento della gestione della diga del Menta, elaborando un meccanismo che consentisse di non indire una gara pubblica. 

Il ruolo del finanziere infedele

Emblematico il  ruolo di Ercole D’Alessandro, ex luogotenente della Guardia di Finanza in servizio al Goa di Catanzaro. Il militare è accusato di una lunga serie di accessi abusivi alle banche dati riservate su richiesta di imprenditori, conoscenti e amici. Le verifiche sarebbero state giustificate con finalità istituzionali inesistenti, ma in realtà servivano a fornire informazioni top secret a fini privati o imprenditoriali. D’Alessandro, si rivela il nodo nevralgico di una fitta rete di personaggi politici, imprenditori, dirigenti pubblici, professionisti e altri faccendieri che si interfacciano con l’ex finanziere di Catanzaro per il conseguimento di vicendevoli favori.

L’accordo per i lavori della Metro a Catanzaro

Agli atti emerge il ruolo di primo piano del politico crotonese, Alfonso Dattolo, ex consigliere regionale e sindaco di Rocca di Neto, referente regionale di un consorzio. D’Alessandro, avrebbe operato in stretta sinergia con Dattolo in particolare per il subappalto di lavori nell’ambito delle opere per la realizzazione della metropolitana di Catanzaro. Il finanziere, si sarebbe attivato nei confronti dell’influente dirigente regionale Domenico Maria Pallaria, per ottenere un subappalto di lavori della metropolitana in favore di un’azienda sponsorizzata da Alfonso Dattolo. Pur di ottenere un compenso per il proprio operato, D’Alessandro si sarebbe spinto a minacciare il beneficiario del subappalto. 

Le minacce del finanziere

In particolare D’Alessandro, all’epoca in servizio alla Guardia di Finanza, avrebbe veicolato la richiesta per l’affidamento di lavori in subappalto in favore di un’azienda riconducibile ad una famiglia di imprenditori di Cirò Marina. Dalle attività tecniche, emergerebbe come lo stesso si sia rivolto all’ingegnere Pallaria, richiesta commissionata a D’Alessandro da Alfonso Dattolo. Entrambi, in base alle intercettazioni, avrebbero concordato di riscuotere dagli imprenditori crotonesi a subappalto affidato, un determinato compenso per la mediazione prestata da suddividere tra loro con l’accortezza di adottare le necessarie precauzioni volte ad occultare la figura di D’Alessandro. Una volta perfezionato il subappalto, il referente della famiglia degli imprenditori cirotani avrebbe rinviato di volta in volta la corresponsione del compenso richiesto, motivando questo tergiversare con contingenti problematiche di natura finanziaria. A fronte della reiterata riluttanza, D’Alessandro avrebbe tentato seppur indirettamente di estorcere la somma, minacciando dapprima di sabotare l’affidamento e successivamente di denunciare alla competente autorità giudiziaria la sussistenza di un legame tra l’imprenditore stesso ed esponenti della criminalità organizzata, come documentato da una fotografia di cui D’Alessandro riferisce di essere in possesso e che avrebbe potuto utilizzare.

L’accesso alle banche dati per ottenere un compenso e l’aiuto del collega

 Il finanziere, in relazione a una trattativa in cui Cristian Pancotti avrebbe svolto il ruolo di acquirente e, successivamente, quello di cedente di un complesso immobiliare adibito ad hotel e ristorante, chiedendo e facendosi promettere da Pancotti, la somma di 50mila euro, di cui 30mila quale compenso per una asserita attività di mediazione e per lo svolgimento di accertamenti di polizia giudiziaria, legata alla operazione economica stessa. Le interrogazioni alle banche dati sarebbe state effettuate anche da un altro finanziere Franco Albano Formoso, che in concorso con D’Alessandro accedevano ai sistemi informatici per scoprire gli intestatari di utenze telefoniche , senza alcuna giustificazione relativa all’attività di servizio. 

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